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Ghiaccio e neve sotto l’occhio dei satelliti

Ghiaccio e neve sotto l’occhio dei satelliti

I ghiacci dell'Antartide fotografati da Operation IceBridge. Credits: NASA/Nathan Kurtz

Le missioni sul monitoraggio dei  ghiacci e delle nevi è un settore di studio di grande interesse per le agenzie spaziali di tutto il mondo. Tra queste, due programmi sviluppati rispettivamente dalla Nasa e dall’EsaOperation Ice Bridge e GlobSnow entrambi utilizzati per osservare gli effetti che il cambiamento climatico nei ghiacci dei poli e sulle nevi dell’emisfero nord del pianeta. IceBridge, inaugurata nel 2009, sorvola i poli a bordo di un aereo e per la prima volta in nove anni di attività volerà verso il Sud America e l’Antartide con due diversi aeromobili e strumentazioni. I dati relativi alla prima campagna di osservazioni che partirà da Ushuaia, in Argentina verranno confrontati con quelli collezionati da Tandem-x, un satellite radar gestito dalla Dlr e da Airbus Defence Space per individuare la zona di ghiaccio frontale, una porzione di ghiaccio marino più spessa della norma che potrebbe trovarsi a nord dell’Antartide.

Se presente, questo anello potrebbe avere un effetto protettivo sul resto dei ghiacci presente nei dintorni. La campagna proseguirà con un’altra serie di voli diretti verso l’area circolare intorno al Polo Sud. Sul fronte europeo, la missione Globsnow ha prodotto mappe giornaliere sulla copertura della neve nell’emisfero settentrionale del pianeta dal 1979 al 2015, grazie all’uso dei dati satellitari. Per fornire previsioni sull’aumento dell’anidride carbonica, gli scienziati devono tener conto delle fonti di emissioni sia da terra che dagli oceani. Le foreste boreali sono note come un importante dissipatore di carbonio sulla terra, ma la quantità di emissioni assorbite è influenzata dalla quantità di neve presente.

Un team di ricercatori dell’Istituto Meteorologico finlandese si è servito dei dati di Globsnow e ha scoperto che l’inizio della crescita delle piante in primavera ha subito un anticipo di circa otto giorni negli ultimi 36 anni. Gli scienziati hanno poi scoperto che questo inizio precoce ha aumentato l’assorbimento dell’anidride carbonica da parte delle foreste di circa il 3,7% per decennio. In sintesi la crescita dell’anidride nell’atmosfera è stata frenata e ha di conseguenza mitigato il rapido aumento delle emissioni prodotte dall’uomo. In ultimo. I ricercatori hanno anche scoperto che il cambiamento nella ripresa primaverile è molto più accentuato nelle foreste euroasiatiche, che raddoppiano l’assorbimento di carbonio rispetto a quelle nordamericane. I dati raccolti serviranno ad aggiornare i modelli sul cambiamento climatico già esistenti in attesa di aumentare la copertura delle zone innevate con il progetto Snow_cci project parte dell’Esa Climate Change Initiative.

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