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Propulsori ionici, come funzionano i motori per lo spazio profondo

Immaginate un motore in grado di funzionare per anni quasi senza carburante. È la tecnologia alla base dei propulsori ionici, che operano accelerando ioni a velocità altissime.

I propulsori ionici sono motori che generano spinta espellendo ioni, cioè atomi caricati elettricamente. A differenza dei razzi tradizionali, producono una spinta molto debole ma continua, consumando pochissimo carburante.

Il motore dei propulsori ionici utilizza un gas, spesso xeno, che viene ionizzato attraverso elettroni ad alta energia. Gli ioni vengono poi accelerati da campi elettrici ed espulsi dal motore a velocità che possono superare i 50 chilometri al secondo, molto di più rispetto ai razzi a propellente liquido. La spinta generata è minima, ma può essere mantenuta per mesi o anni.

È il caso della missione europea BepiColombo di Esa e Jaxa, partita nel 2018 e diretta verso Mercurio: per raggiungerlo alla fine del 2026 percorrerà quasi 9 miliardi di chilometri, utilizzando anche la propulsione ionica.

I propulsori ionici permettono di ridurre notevolmente il consumo di carburante, rendendo possibili missioni sempre più lunghe e complesse. Sono già tra le tecnologie chiave per l’esplorazione del Sistema Solare, e potrebbero avere un ruolo centrale anche nelle future missioni verso Marte e lo spazio profondo.

Giulia Bonelli: Giornalista scientifica freelance appassionata di clima, ambiente, osservazione della Terra e astronomia. Ha una laurea in filosofia e un master in comunicazione della scienza alla Sissa di Trieste. Collabora con la società di comunicazione della scienza formicablu ed è co-fondatrice di Facta.eu, centro no profit che applica il metodo scientifico al giornalismo. Dal 2015 collabora con Global Science, convinta che lo spazio sia un punto di vista privilegiato per comprendere meglio il nostro pianeta.