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La Terra sempre più luminosa di notte

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La terra di notte è sempre più luminosa. A dirlo è uno studio pubblicato l’8 aprile 2026 su Nature, basato sui dati del programma Black Marble della Nasa, che documentano la crescita globale dell’illuminazione artificiale notturna.

Lo studio si basa sul dataset Black Marble, una raccolta di immagini notturne della terra creata dalla Nasa utilizzando le osservazioni del sensore Viirs montato sui satelliti Suomi Npp, Noaa-20 e, più recentemente, Noaa-21. Il valore di questo archivio non risiede solo nella sua ampiezza geografica, ma anche nella qualità dell’elaborazione: algoritmi specifici correggono o filtrano i disturbi causati, per esempio, dalla luce lunare, dalle aurore, dalle nuvole, dalla vegetazione e dall’angolo di osservazione del satellite. In questo modo, i ricercatori possono monitorare con maggiore precisione l’andamento delle luci artificiali e collegare le variazioni a eventi concreti, come crisi geopolitiche, blackout, ricostruzioni o misure di risparmio energetico.

Analizzando l’evoluzione dell’illuminazione artificiale notturna sulla terra, il team internazionale guidato da Zhe Zhu della University of Connecticut richiama l’attenzione sulle conseguenze di questo fenomeno per l’astronomia, gli ecosistemi e la salute umana

Il risultato principale è chiaro: tra il 2014 e il 2022, il pianeta è diventato mediamente più luminoso di notte del 16% a causa dell’espansione e dell’intensificazione dell’illuminazione artificiale.

Tuttavia, lo studio, intitolato Satellite imagery reveals increasing volatility in human night-time activity, Satellites capture the volatile human–luminescence relationship sottolinea un aspetto importante: la crescita non è uniforme. In alcune aree la luminosità aumenta, mentre in altre diminuisce, tanto che gli autori descrivono la terra non come un corpo che si illumina in modo costante, ma piuttosto come un pianeta che, in un certo senso, sfarfalla”.

Mappa notturna della terra realizzata con Black Marble di Nasa

I ricercatori osservano che, su scala globale, l’aumento della luminosità è principalmente guidato da regioni dei paesi in via di sviluppo, come India, Cina e diverse aree dell’Africa. Allo stesso tempo, i dati mostrano anche zone che si sono oscurate a causa di guerre, disastri naturali o politiche pubbliche volte a ridurre il consumo energetico. Tra gli esempi citati ci sono l’Ucraina, dove le luci notturne sono diminuite dopo l’invasione russa, e la Francia, che ha registrato un calo del 33% grazie a nuove misure di contenimento dei consumi o dell’illuminazione.

Le luci artificiali che brillano di notte sono spesso viste come un segno di progresso: indicano la crescita delle città, l’espansione delle reti elettriche e un accesso migliore ai servizi. Tuttavia, c’è anche un lato negativo: l’inquinamento luminoso, che offusca la bellezza del cielo notturno, disturba i ritmi naturali di animali e piante e può influenzare il sonno e altri processi fisiologici negli esseri umani. Per gli astronomi, l’aumento della luminosità ambientale rende sempre più complicato osservare il cosmo, anche da luoghi lontani dai grandi centri urbani.

C’è però anche un avvertimento metodologico da tenere a mente: il sensore Viirs ha una scarsa sensibilità alla componente blu della luce emessa da molti Led moderni. Questo implica che una parte della luminosità percepita dagli osservatori a terra potrebbe non essere completamente registrata dai satelliti. In altre parole, la reale crescita dell’inquinamento luminoso notturno, dal punto di vista dell’esperienza umana e astronomica, potrebbe essere addirittura superiore a quella misurata.

La luminosità notturna non racconta solo quanto il nostro pianeta sia illuminato, ma anche come le società umane stiano cambiando. Le mappe di Black Marble offrono una visione dall’alto dell’espansione delle infrastrutture, degli effetti della guerra, delle conseguenze dei disastri naturali e dell’impatto delle politiche energetiche. Le luci, insomma, sono una traccia visibile dell’organizzazione economica e sociale del nostro tempo.

Questo tema è da tempo sotto i riflettori, anche perché la protezione del cielo notturno richiede soluzioni innovative e una comprensione più ampia del fenomeno. L’inquinamento luminoso urbano, infatti, non è solo il risultato dell’illuminazione stradale, ma anche di vetrine, insegne e altre fonti diffuse. Alcuni sistemi sperimentali mostrano che è possibile ridurre la luce artificiale che interferisce con il lavoro degli osservatori astronomici.

Perciò, l’aumento della luminosità terrestre va interpretato come il frutto di trasformazioni urbane, energetiche e sociali più ampie. Da un lato, più luce può portare a sviluppo, accesso all’energia e crescita economica; dall’altro, però, indica una crescente pressione sugli ecosistemi notturni e sulla possibilità di preservare il buio come un bene sia ambientale che culturale. In sostanza, lo studio dimostra che la notte sulla terra sta cambiando a un ritmo sostenuto.

Comprendere dove, quando e perché il nostro pianeta si illumina – o si oscura – diventerà sempre più cruciale per decidere che tipo di illuminazione desideriamo per il futuro.

 

Immagine: vista notturna della terra, basata su immagini provenienti da satelliti di osservazione della terra. Crediti: Michala Garrison/Nasa Earth Observatory.

 

 

 

Stefania Arena: