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Artide, ghiaccio marino in ribasso

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Ricopre l’area più a nord del nostro pianeta, è soggetta a mutamenti connessi alle stagioni e alle correnti marine e in genere nel mese di marzo raggiunge la sua massima estensione: è la calotta glaciale artica, la vasta coltre bianca che circonda il Polo Nord ed è costituita sia dal ghiaccio marino (banchisa), sia da quello che riveste la Groenlandia.

La calotta, ambiente molto fragile e messo a dura prova dalla crisi climatica, è di nuovo al centro dell’attenzione per uno studio condotto dalla Nasa e dal Nsidc (National Snow and Ice Data Center) dell’Università del Colorado-Boulder e mirato ad analizzarne l’estensione.

La ricerca si è basata su dati satellitari e si concentrata sulla ‘salute’ del ghiaccio marino che a marzo ha influito negativamente sui valori dell’estensione della calotta; i satelliti coinvolti nell’indagine sono Terra e IceSat-2, ambedue della Nasa. Dai dati emerge che il 15 marzo la copertura glaciale era pari a 14,29 chilometri quadrati: un valore molto vicino ai 14,31 chilometri quadrati raggiunti nel 2025 e considerato il più basso dal 1979, ovvero da quando è iniziato il monitoraggio satellitare dell’area. Da quell’anno a oggi si sono susseguite diverse generazioni di satelliti le cui osservazioni hanno costituito database estesi su lunghi archi temporali: in questo modo i ricercatori possono fare valutazioni e raffronti sull’andamento dell’intera calotta negli ultimi 47 anni.

Secondo gli studiosi, al valore negativo del 2026 ha contribuito notevolmente il Mare di Barents, area marina situata ai confini dell’Oceano Artico e delimitata dalle Isole Svalbard, dalla Novaja Zemlja e dalla Terra di Francesco Giuseppe. I due satelliti Nasa sopracitati hanno rilevato che il ghiaccio di questo mare non solo era frammentato e piuttosto sottile, ma anche completamente sciolto in un ampio tratto. Il valore negativo è dovuto in parte anche al Mare di Okhotsk, che si trova tra la costa orientale della Siberia, la penisola della Kamčatka e le Isole Curili.

I fattori che hanno determinato la perdita di ghiaccio nei due tratti di mare sono piuttosto differenti. Nel caso del Mare di Barents, spiegano gli studiosi, ha un ruolo preponderante la circolazione atmosferica su larga scala: infatti, i venti che portano aria calda e umida dall’Atlantico settentrionale accelerano lo scioglimento e possono essere influenzati da fenomeni meteorologici tropicali che si verificano a migliaia di chilometri di distanza. Invece, nel caso del Mare di Okhotsk, la perdita di ghiaccio è connessa alle condizioni meteorologiche locali, soprattutto all’azione dei venti che talvolta ammassano il ghiaccio e talvolta lo disperdono, rendendolo più sottile.

In alto: la parte settentrionale del Mare di Barents in un’immagine realizzata dallo strumento Modis (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) del satellite Terra della Nasa (Crediti: immagine Nasa Earth Observatory di Michala Garrison – dati Modis da Nasa Eosdis Lance e Gibs/Worldview)

Valeria Guarnieri: Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, è laureata in Lettere Moderne con lode all'Università di Roma "La Sapienza" e lavora in ASI dal 2000. Dal 2011 si occupa di comunicazione web e social presso l'Ufficio Comunicazione dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.