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Scienza più rapida con robot semi-autonomi

Le future missioni di esplorazione planetaria richiederanno capacità robotiche più avanzate rispetto a quelle tradizionali supervisionate dall’uomo e limitate da vincoli operativi. I rover su Marte, infatti, sono guidati da comandi inviati da centri di controllo terrestri, ma le comunicazioni tra Terra e Marte subiscono un ritardo fino a 22 minuti; inoltre, questi veicoli sono progettati sulla base di efficienza energetica e sicurezza per cui si muovono lentamente, su terreni impervi, rendendo difficile raccogliere dati geologicamente diversificati.

Per questo, alcuni scienziati dell’Università di Basilea hanno sperimentato l’efficienza di un robot semi-autonomo per accelerare l’esplorazione di una superficie planetaria, ottenendo risultati evidenti.

L’esperimento è stato eseguito presso una struttura che simula le diverse condizioni di una superficie planetaria, dalle rocce alla regolite, alle condizioni di illuminazione; ‘AnyMal‘, un robot quadrupede dotato di un microscopio e uno spettrometro montati su un braccio robotico, si è avvicinato in semi-autonomia agli obiettivi selezionati e ha restituito in poco tempo immagini e spettri significativi.

Gli esperti hanno messo a confronto i due approcci operativi. La tradizionale missione guidata ha richiesto 41 minuti, mentre quella semiautonoma tra i 12 e i 23 per raggiungere lo stesso obiettivo. Lo studio evidenzia come strumenti relativamente semplici possano fornire preziose informazioni scientifiche se integrati in sistemi robotici autonomi.

Mentre le agenzie spaziali si preparano per le prossime missioni sulla Luna, Marte e oltre, questi sistemi semi-autonomi potrebbero aiutare davvero gli scienziati a esplorare aree più vaste in meno tempo, supportando sia la ricerca di risorse che di possibili tracce di vita passata.

 

Crediti video: Robotic System Lab, Anymal Research

Barbara Ranghelli: Giornalista scientifica. Da sempre attratta dal cielo, ho iniziato a indagarlo dall’età di 7 anni. Prima con mio zio dalla Sicilia, poi con la rivista “L‘Astronomia” fondata da Margherita Hack che raccontava le Costellazioni attraverso i Miti, infine con l’associazione astrofili “Altair” di Ostia, utilizzando il telescopio. Dopo una lunga parentesi nelle produzioni televisive broadcast, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio Basso di Roma e dal 2022 sono socia dell’Unione Giornalisti Scientifici Italiani.