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Starliner, non solo problemi tecnici

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Sarebbero stati problemi di carattere decisionale, oltre che tecnici, a causare il successo parziale della missione di Starliner della Boeing per cui gli astronauti Butch Wilmore e Suni Williams della Nasa hanno dovuto prolungare la permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale da otto giorni a nove mesi.

La missione privata Boeing Crewed Flight Test, al suo debutto con equipaggio, era partita il 5 giugno 2024; nonostante un guasto ai propulsori in fase di avvicinamento alla Iss, la navicella Starliner è riuscita ad agganciarsi con successo. Per ragioni di sicurezza gli astronauti sono rientrati con una capsula di SpaceX il 18 marzo 2025.

Con un rapporto indipendente sulla missione, che la Nasa ha pubblicato il 19 febbraio, l’incidente è stato classificato di ‘Tipo A’, citando sia i problemi tecnici sia quelli organizzativi.

«Starliner presenta carenze progettuali e ingegneristiche che devono essere corrette, ma il problema più preoccupante rivelato da questa indagine non è l’hardware – ha detto Jared Isaacman, l’amministratore della Nasa – Sono il processo decisionale e la Direzione che, se non controllati, potrebbero creare una cultura incompatibile con il volo spaziale umano».

Le dichiarazioni di Isaacman fanno riferimento anche al precedente volo di prova, l’Orbital Flight Test 2 del 2022, che anch’esso presentò guasti ai propulsori, criticando il rigore insufficiente da parte della Boeing che ha poi preferito procedere con il test con equipaggio.

«Le indagini spesso si sono fermate prima di individuare la causa immediata o diretta, risolvendola con una soluzione o accettando il problema come un’anomalia inspiegabile. In alcuni casi, la diagnosi era errata a causa dell’insufficiente rigore nel seguire i dati fino alla loro conclusione logica – ha detto Isaacman – Oggi designiamo formalmente questo evento come incidente di Tipo A per garantire che gli insegnamenti siano pienamente recepiti per le missioni future».

Un incidente di Tipo A, che richiede un’indagine indipendente, è definito tale quando ha un costo superiore a 2 milioni di dollari, sia che ci siano perdite umane che non. Sono considerati incidenti di Tipo A sia il disastro degli shuttle Challenger e Columbia, rispettivamente nel 1986 e nel 2003, sia un recente atterraggio anomalo, di un aereo della Nasa, il Wb-57, a causa di un guasto al carrello di atterraggio, che non ha causato feriti a bordo.

 

Crediti foto: Nasa

Barbara Ranghelli: Giornalista scientifica. Da sempre attratta dal cielo, ho iniziato a indagarlo dall’età di 7 anni. Prima con mio zio dalla Sicilia, poi con la rivista “L‘Astronomia” fondata da Margherita Hack che raccontava le Costellazioni attraverso i Miti, infine con l’associazione astrofili “Altair” di Ostia, utilizzando il telescopio. Dopo una lunga parentesi nelle produzioni televisive broadcast, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio Basso di Roma e dal 2022 sono socia dell’Unione Giornalisti Scientifici Italiani.