Negli ultimi anni l’orbita terrestre bassa, la Low Earth Orbit (Leo), è diventata una regione vitale per la nostra civiltà digitale. Migliaia di satelliti connettono il pianeta, osservano il clima, gestiscono transazioni economiche, reti militari e comunicazioni di emergenza. Ma dietro questa efficienza e proliferazione si nasconde un equilibrio precario. Gli esperti la descrivono sempre più spesso come un ecosistema fragile, in cui la stabilità dipende da un controllo continuo e da una cooperazione globale che, per ora, resta incompleta.
Secondo i dati pubblicati dallo Space Debris Office di Esa e da LeoLabs, società statunitense specializzata nel monitoraggio del traffico spaziale e nella sicurezza orbitale, oggi oltre 10.000 satelliti orbitano attorno alla Terra, la maggior parte concentrata tra i 300 e i 1.200 chilometri di quota, con avvicinamenti di meno di un chilometro tra satelliti ogni pochi secondi e decine di manovre evasive all’anno per evitare collisioni.
In questo contesto nasce Stargaze, il nuovo sistema di space situational awareness (Ssa) sviluppato da SpaceX per gestire il traffico orbitale e migliorare il coordinamento tra satelliti attivi. Il progetto, annunciato a fine gennaio e attualmente in fase di test con una quindicina di operatori, utilizza le telecamere di puntamento stellare montate sui quasi diecimila satelliti Starlink. Le immagini, originariamente destinate alla navigazione, vengono ora elaborate per identificare altri oggetti in orbita e aggiornare in tempo reale le loro traiettorie.
Secondo SpaceX, Stargaze raccoglierebbe fino a 30 milioni di osservazioni al giorno, permettendo di calcolare le orbite dei satelliti ‘in tempo quasi reale’ e di inviare avvisi di close approach, i potenziali incontri ravvicinati. La compagnia prevede di rendere disponibile il servizio a tutti gli operatori satellitari già dalla prossima primavera, gratuitamente.
Sebbene vi siano pochi dettagli sulla qualità o l’accuratezza di Stargaze, un test recente ne avrebbe mostrato il valore operativo: nel dicembre 2025, un satellite Starlink aveva previsto un avvicinamento sicuro a un altro veicolo spaziale non identificato a 9.000 metri. Cinque ore prima del passaggio, l’altro veicolo ha però cambiato traiettoria, riducendo la distanza a soli 60 metri. «Stargaze ha rilevato rapidamente questa manovra e pubblicato una traiettoria aggiornata sulla piattaforma di monitoraggio», ha dichiarato SpaceX, aggiungendo che il satellite Starlink ha potuto manovrare in tempo per evitare la collisione. «Con così poco tempo per reagire, questo non sarebbe stato possibile affidandosi ai sistemi radar tradizionali o ai processi di screening a elevata latenza».
Per potenziare l’affidabilità del servizio, è richiesto ai partecipanti di condividere i dati di effemeridi, cioè le orbite e le manovre pianificate. «Mentre Stargaze può rilevare le manovre più rapidamente di qualsiasi altro sistema oggi in uso, la fonte più affidabile delle traiettorie deve provenire dagli stessi operatori», sottolinea Space X, spiegando che la costellazione Starlink aggiorna i propri dati ogni ora.
La promessa tecnologica farebbe ben sperare ma non cancella la fragilità strutturale del sistema orbitale. Durante la conferenza SpaceCom Expo dello scorso gennaio 2026, Gabriel Swiney, Direttore della Policy, International, and Advocacy Division presso l’Office of Space Commerce del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti — l’ufficio responsabile dello sviluppo del sistema federale Tracss (Traffic Coordination System for Space), la piattaforma pubblica statunitense di space situational awareness (Ssa) nata per integrare i dati di sorveglianza e fornire un “controllore del traffico orbitale” civile — ha commentato l’emergere di Stargaze, definendolo «una implementazione tecnica estremamente ingegnosa di strumenti esistenti», ma ha anche avvertito che la moltiplicazione dei fornitori privati di dati Ssa potrebbe generare predizioni divergenti e quindi confusione tra gli operatori, se non vengono armonizzati standard comuni.
Da qui la necessità di costruire un quadro coerente dello spazio circumterrestre, attraverso protocolli di condivisione dati, misure di decongestione e corridoi orbitali dedicati alle mega‑costellazioni. È l’obiettivo non solo del Tracss statunitense, ma anche dell’Europa, che promuove regole comuni per un accesso sostenibile allo spazio e sviluppa strumenti di prevenzione e deorbiting controllato, con programmi come Eusst (EU Space Surveillance and Tracking) e l’aggiornamento del Discos (Database and Information System Characterising Objects in Space), il grande archivio Esa di satelliti e detriti.
Il traffico orbitale non è più un tema esclusivamente tecnico, ma una questione di sicurezza nazionale, economia globale e stabilità strategica. Gestirlo in modo cooperativo significa preservare lo spazio come bene comune dell’umanità; trascurarlo, al contrario, significherebbe rischiare che la più grande infrastruttura digitale del pianeta crolli su sé stessa — come, appunto, una casa di carte sospesa nello spazio.
Immagine in alto: un’illustrazione mostra come SpaceX utilizza i dati dei puntatori stellari dei satelliti Starlink per identificare altri oggetti in orbita e calcolarne le traiettorie. Crediti: SpaceX