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Costituiscono meno dell’1% della superficie terrestre, ma le loro rive sono la sede di alcune tra le città principali del mondo e, complessivamente, ospitano fino a 500 milioni di persone: sono i delta fluviali, protagonisti di un recente studio di Nature che ne ha analizzato la fragilità, grazie ai dati raccolti dai satelliti Sentinel-1 del programma europeo Copernicus.
I delta fluviali sono strutture coniche che si formano alla foce dei fiumi, quando i materiali trasportati dalla loro acqua si accumulano in zone dove le coste sono basse e l’erosione marina è di lieve entità. Sono aree molto delicate e sono particolarmente soggette ai rischi derivanti dall’innalzamento dei mari che si verifica a seguito della crisi climatica; nello specifico, i dati raccolti dalla costellazione Sentinel-1 mostrano che i delta stanno subendo un processo di subsidenza, ovvero un abbassamento lento e progressivo del suolo, che rende più insidioso l’aumento del livello marino.
Le grandi città situate presso i delta fluviali sono dieci e tra di esse figurano metropoli come Calcutta, Alessandria d’Egitto e Bangkok; di conseguenza, si tratta di aree urbane che ospitano infrastrutture-chiave dal punto di vista economico e logistico e che hanno anche delle rilevanti zone rurali nei dintorni.
Gli autori dello studio, coordinato dall’Università della California-Irvine, hanno dunque analizzato l’entità della subsidenza dei delta a livello globale e le sue cause, basandosi sulle osservazioni radar effettuate dai satelliti Sentinel-1 tra il 2014 e il 2023. Grazie a questi dati ad alta risoluzione, i ricercatori hanno potuto realizzare una mappatura dei cambiamenti avvenuti nelle aree di 40 importanti delta, tra cui quelli dei fiumi Gange, Nilo e Mississippi.
Dall’indagine è emerso che il suolo di oltre la metà dei delta analizzati si sta abbassando a una velocità superiore a 3 millimetri all’anno: per queste zone rappresenta un rischio potenzialmente maggiore rispetto agli attuali tassi di innalzamento del livello marino.
Lo sprofondamento graduale delle aree deltizie è connesso ad attività umane condotte in maniera eccessiva, tra cui l’estrazione dell’acqua sotterranea, di petrolio e di gas, l’avanzamento dell’urbanizzazione, i cambiamenti del suolo relativi ad attività agricole e i mutamenti nel deposito dei materiali sedimentari dovuti alla presenza di dighe a monte dei corsi d’acqua. Non è un caso, quindi, che la subsidenza incida particolarmente sui delta nei cui pressi si trovano città particolarmente popolose; gli esempi più evidenti sono dati dai delta di Po, Nilo e Fiume Giallo.
I risultati dello studio, reso possibile grazie alla tecnologia Sar dei Sentinel-1, mostrano che sono necessari interventi mirati per affrontare la subsidenza nell’ambito di programmi più ampi destinati a contenere le conseguenze dell’innalzamento dei mari prodotto dalla crisi climatica.
In alto: il delta del Fiume Giallo visto dai Sentinel-1 l’8 febbraio 2026 (Crediti: contains modified Copernicus Sentinel data 2026, processed by Esa) – L’immagine nelle sue dimensioni originali a questo link