X

Piccole costellazioni crescono

👉 Seguici anche sul nostro canale WhatsApp! 🚀

Per anni il dibattito sulle infrastrutture orbitali è stato dominato dalle megacostellazioni, reti composte da migliaia di satelliti come Starlink di SpaceX o la futura Kuiper di Amazon. Più di recente, nel mercato spaziale sta emergendo una nuova domanda da parte di governi, agenzie di sicurezza e aziende, tutti accomunati dalla volontà di non dipendere esclusivamente da mega infrastrutture private globali: le mini‑costellazioni, sistemi agili, composti da decine o poche centinaia di satelliti progettati per rispondere a esigenze specifiche.

La conferma più evidente di questa tendenza è arrivata dallo SmallSat Symposium, che si è concluso ieri a Mountain View, in California, nel cuore della Silicon Valley. L’evento, organizzato annualmente per riunire produttori, investitori e operatori del settore, è diventato un punto di riferimento per comprendere le evoluzioni del mercato dei piccoli satelliti. Proprio in quell’occasione, diversi produttori hanno sottolineato come la domanda si stia spostando verso costellazioni più compatte e personalizzabili.

Jan Smolders, chief commercial officer di Space Inventor, azienda danese specializzata nella realizzazione di microsatelliti con masse comprese tra 10 e 200 kg, ha osservato che, accanto alle grandi reti, esiste un valore crescente nelle costellazioni più piccole, affermando che «c’è molto valore anche in quelle che chiamiamo mini‑costellazioni da cinque, dieci o venti satelliti». Questi sistemi permettono di ottenere servizi mirati, spesso impossibili da ottenere attraverso piattaforme standardizzate pensate per coperture globali.

La spinta principale arriva dal tema della sovranità tecnologica: come ha spiegato Rusty Thomas, amministratore delegato di EnduroSat Usa, la filiale statunitense del produttore bulgaro di piccoli satelliti EnduroSat, molti Paesi non vogliono affidare comunicazioni critiche a operatori privati stranieri. EnduroSat, negli ultimi anni, ha consolidato la propria presenza nel mercato delle costellazioni regionali: tra i progetti più significativi c’è la Balkan Constellation, selezionata da Esa ed Unione Europea come missione contributiva per Copernicus, che prevede oltre cento nanosatelliti dedicati all’osservazione terrestre. L’azienda offre inoltre il Shared Satellite Service, un modello operativo che trasforma il satellite da prodotto a servizio condiviso, in cui più payload possono utilizzare lo stesso nanosatellite grazie a una piattaforma modulare e software‑defined. In tal modo clienti commerciali e istituzionali possono accedere a capacità orbitali senza dover sviluppare un’infrastruttura completa, con evidenti vantaggi in termini di costi e tempi.

Anche altre aziende stanno seguendo questa direzione. La belga Aerospacelab, in forte espansione, ha avviato la costruzione di una delle più grandi fabbriche di satelliti europee, con l’obiettivo di produrre in serie piattaforme ottiche ad alta risoluzione. La loro strategia si basa sulla convinzione che, per molte applicazioni — dalla gestione delle emergenze al monitoraggio ambientale, dall’agricoltura di precisione alla sorveglianza delle infrastrutture — non è necessaria una copertura globale continua garantita da architetture di migliaia di satelliti: come ha spiegato la chief strategy and revenue officer Tina Ghataore, «trenta satelliti sono sufficienti» per garantire una rivisita rapida su una regione specifica.

La megafactory di Aerospacelab in Belgio. Crediti: Aerospacelab

La statunitense Terran Orbital sta lavorando per industrializzare la produzione di smallsat, superando la logica dei progetti unici e artigianali. Con la sua filiale europea Tyvak International, con sede a Torino, ha sviluppato, tra gli altri, il nanosatellite Milani, progettato per l’Agenzia Spaziale Europea come parte della missione Hera e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana, contribuendo alla prima valutazione dettagliata delle proprietà interne di un asteroide e degli effetti di una deviazione cinetica.

In questo scenario, anche l’Italia sta giocando un ruolo significativo, con il programma Alcor dell’Agenzia Spaziale Italiana, dedicato allo sviluppo di micro e nanosatelliti. Alcor nasce per sostenere la crescita di un ecosistema industriale capace di progettare e realizzare satelliti leggeri, adatti sia a missioni dimostrative sia a future costellazioni operative. Il programma sostiene la realizzazione di missioni che offrano innovazione, velocità, versatilità e costi contenuti, attraverso, ad esempio, l’impiego di sistemi di propulsione miniaturizzati, un aumento della potenza disponibile e della capacità di trasmissione dei dati a terra, l’impiego di sistemi di deorbiting attivi e passivi, nuove soluzioni high-tech per le antenne pieghevoli.

Un incubatore di competenze che punta a creare una filiera nazionale competitiva in un mercato sempre più orientato verso soluzioni compatte e scalabili. Il legame con la tendenza internazionale è evidente. Le mini‑costellazioni richiedono satelliti piccoli, agili e facilmente riproducibili: esattamente il tipo di tecnologia che Alcor, grazie all’Asi, sta promuovendo.

In un contesto in cui la sovranità spaziale e la capacità di realizzare infrastrutture autonome diventano fattori strategici decisivi, investire su piattaforme di questo tipo significa prepararsi a un futuro in cui lo spazio non sarà più dominio esclusivo dei grandi operatori globali. La nuova stagione delle mini-costellazioni apre infatti la strada a un ecosistema orbitale più distribuito, resiliente e accessibile, dove flotte compatte e altamente specializzate potranno affiancare — e in alcuni casi sostituire — le grandi reti planetarie.

Immagine in alto: un’illustrazione di cubesat 8U costruiti da GomSpace. Crediti: GomSpace

Germana Galoforo: Germana Galoforo è Primo Tecnologo presso l'Agenzia Spaziale Italiana, dove da oltre 19 anni cura, progetta e gestisce iniziative educative e di divulgazione tecnico-scientifica in ambito spaziale, oltre a eventi ispirazionali per i giovani, a livello nazionale e internazionale. Dopo la Laurea con lode in Scienze della Comunicazione presso l'Università Sapienza di Roma, ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Marketing e Comunicazione d'Impresa presso l'Università IULM di Milano, dove ha successivamente svolto un periodo di docenza e ricerca. È stata responsabile delle attività educative per sette missioni di astronauti italiani a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e, attualmente, ricopre l'incarico di responsabile del Settore Education e Outreach di ASI. È Chair e delegata italiana presso l'Advisory Committee on Education dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA). È inoltre autrice di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche.