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Cosa significa che il Webb ha trovato i “mattoni della vita” nell’universo

È un’espressione che ormai capita di sentire piuttosto spesso: “trovati i mattoni della vita nell’universo”. E, negli ultimi anni, protagonista assoluto di scoperte simili è stato il James Webb Space Telescope, che continua a spingere i confini della nostra conoscenza del cosmo.

Una delle più recenti osservazioni del Webb riguarda una galassia relativamente vicina a noi ma quasi invisibile ai telescopi tradizionali, perché ultraluminosa e immersa in dense nubi di polveri e gas. In questa galassia, nome in codice IRAS 07251‑0248, il James Webb ha individuato complesse molecole organiche che, appunto, gli astronomi considerano i precursori dei cosiddetti “mattoni della vita”.

Ma che cosa significa? Non si tratta ovviamente di organismi alieni, né di forme di vita come le conosciamo sul nostro pianeta. I mattoni della vita sono ingredienti chimici di base, come benzene, metano e acetilene, trovati tutti dal Webb in questa galassia vicina. Oltre al radicale metilico, che non era mai stato rilevato prima fuori dalla nostra Via Lattea. Tutti questi composti chimici organici hanno un ruolo cruciale nello sviluppo di amminoacidi e nucleotidi. Ovvero sono le fondamenta stesse della chimica prebiotica, quei mattoni che, miliardi di anni fa, sulla Terra hanno dato origine alla vita.

Webb ha potuto scrutare queste molecole grazie alla sua capacità unica di osservare l’Universo in infrarosso, penetrando polveri e gas che oscurano il nucleo galattico. Grazie agli strumenti NIRSpec e MIRI, gli astronomi sono riusciti a mappare la chimica nascosta di questa galassia.

La scoperta non è un caso isolato. Da quando il Webb è partito verso lo spazio profondo, il giorno di Natale nel 2021, e ha restituito le prime, spettacolari immagini nel luglio successivo, il nostro sguardo sull’universo non è più stato lo stesso. Il telescopio spaziale Nasa-Esa-Csa ha rivelato galassie nate poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang, ha mappato i confini di famelici buchi neri supermassicci, e ha individuato molecole organiche in angoli del cosmo mai esplorati prima. Ogni scoperta suggerisce che la chimica prebiotica potrebbe essere molto più diffusa nell’universo di quanto si pensasse. E che i famosi “mattoni della vita” possono formarsi molto prima della nascita dei pianeti, e anche in porzioni di cosmo estreme e lontane.

Giulia Bonelli: Giornalista scientifica freelance appassionata di clima, ambiente, osservazione della Terra e astronomia. Ha una laurea in filosofia e un master in comunicazione della scienza alla Sissa di Trieste. Collabora con la società di comunicazione della scienza formicablu ed è co-fondatrice di Facta.eu, centro no profit che applica il metodo scientifico al giornalismo. Dal 2015 collabora con Global Science, convinta che lo spazio sia un punto di vista privilegiato per comprendere meglio il nostro pianeta.