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I frammenti rocciosi che orbitano intorno a Saturno potrebbero avere avuto origine dallo scontro tra antiche lune. Tra i resti di questa remota collisione ci sarebbe anche Titano, la luna più grande del ‘Signore degli anelli’, con dimensioni simili a Mercurio.
È quanto emerge da una ricerca condotta sui dati della sonda Cassini e guidato da Matija Cuk del Seti Institute che sarà pubblicata su Planetary Science Journal.
In realtà, la dinamica era già stata ipotizzata in precedenti studi, ma in questo caso le simulazioni al computer hanno messo in gioco anche Iperione, un’altra delle 274 lune di Saturno.
Ma partiamo dall’inizio. La missione Cassini-Huygens, conclusa nel 2017 e frutto della collaborazione tra Nasa, Esa e Agenzia Spaziale Italiana, aveva misurato la distribuzione interna della massa di Saturno. A partire da questi dati, e considerando l’interazione gravitazionale con il vicino Nettuno, i ricercatori avevano ipotizzato che Saturno un tempo avesse una luna extra, espulsa dopo un incontro ravvicinato con Titano e che si è frammentata per formare gli anelli.
Ora, lo studio condotto dal Seti suggerisce che la luna extra potrebbe essere stata la progenitrice di Iperione, la piccola luna di Saturno dalla forma irregolare e in costante rotazione, che ha la sua orbita agganciata a quella di Titano.
«Iperione, la più piccola tra le principali lune di Saturno, ci ha fornito l’indizio più importante sulla storia del sistema – ha spiegato Cuk – Nelle simulazioni in cui la luna extra è diventata instabile, Iperione è spesso scomparsa ed è sopravvissuta solo in rari casi. Abbiamo riconosciuto che l’anello Titano-Iperione è relativamente giovane, risalente a poche centinaia di milioni di anni fa. Questo risale all’incirca allo stesso periodo in cui la luna extra è scomparsa. Forse Iperione non è sopravvissuta a questo sconvolgimento, ma ne è il risultato. Se la luna extra si fosse fusa con Titano, avrebbe probabilmente prodotto frammenti vicino all’orbita di Titano. È esattamente lì che si sarebbe formato Iperione».
Questo nuovo modello, che ipotizza che Titano si sia formato dalla fusione di un ‘Proto-Titano’ e un ‘Proto-Iperione’, potrebbe spiegare anche i pochi crateri da impatto di Titano, che si sarebbero cancellati nel processo. Non solo. L’orbita alterata di Titano, dopo la sua fusione, avrebbe destabilizzato anche l’orbita delle lune interne, innescando collisioni e creato gli anelli circa 100 milioni di anni fa. In questo modo si spiegherebbe anche l’età sorprendentemente giovane degli anelli di Saturno e la strana inclinazione di Giapeto, la terza luna per dimensioni e quella più lontana dal pianeta rispetto ai satelliti principali.
La missione Dragonfly della Nasa, il cui arrivo su Titano è previsto per il 2034, potrebbe verificare queste ipotesi rivelando prove geologiche o chimiche di un’antica collisione tra due lune.
Immagine di copertina: Cassini osserva Titano in lontananza, oltre Saturno – Crediti: Nasa