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Bennu e i mattoni della vita, nuove scoperte e nuovi enigmi

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I campioni prelevati dell’asteroide Bennu continuano a rivelare dati sorprendenti, ma a porre anche nuove domande. Da quando la missione Osirix-Rex a settembre 2023 ha portato a Terra frammenti di rocce prelevati da questo corpo, nato nelle prime fasi del Sistema Solare, sono stati raggiunti traguardi importanti: dopo aver rilevato su di esso la presenza di amminoacidi, gli elementi alla base della vita, era stata confermata l’ipotesi secondo cui i mattoni che hanno permesso l’origine della vita sulla Terra provenissero proprio dagli asteroidi. Oltre a ciò, le analisi hanno finora fornito informazioni fondamentali anche sui processi chehanno permesso lo sviluppo di questi mattoni della vita sugli asteroidi.

Ora, una nuova ricerca sui campioni di Bennu, condotta da studiosi della Penn State University in Pennsylvania e pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, amplia gli scenari in cui i mattoni della vita possano aver avuto origine.

Per decenni, gli scienziati hanno esaminato meteoriti ricchi di carbonio come il Murchison, caduto in Australia nel 1969, per studiarne gli amminoacidi. Le molecole di questo meteorite sembravano formarsi attraverso un processo che richiedeva acqua liquida e temperature miti, condizioni che avrebbero potuto esistere sui suoi antichi corpi progenitori e che esistevano anche sulla Terra primordiale.

Il team della Penn State ha confrontato i risultati ottenuti da Bennu con un’analisi degli amminoacidi del meteorite Murchison. Grazie ai progressi tecnologici e a investimenti in strumentazione specializzata, i ricercatori si sono potuti concentrare sulla glicina, l’amminoacido più semplice. Hanno analizzato gli isotopi (lievi variazioni nella massa degli atomi) di questa molecola a due atomi di carbonio, presente in una piccola quantità di polvere. È emerso che la glicina di Bennu potrebbe non essersi formata in acqua calda, ma piuttosto nel ghiaccio esposto a radiazioni nelle zone più esterne del Sistema Solare primordiale. «Ciò che sorprende davvero è che gli amminoacidi di Bennu mostrano un pattern isotopico molto diverso da quelli di Murchison – ha dichiarato Ophélie McIntosh e coautrice dello studio – e questi risultati suggeriscono che i corpi progenitori di Bennu e Murchison abbiano probabilmente avuto origine in regioni chimicamente distinte del Sistema Solare».

I risultati dunque presentano nuovi enigmi su come e dove possano avere avuto origine i mattoni della vita. «Sembra che ci siano molte condizioni in cui questi elementi costitutivi della vita possono formarsi, non solo in presenza di acqua liquida e calda – ha detto Allison Baczynski della Penn State e co-autrice principale dello studio – La nostra analisi ha dimostrato che esiste una diversità nei percorsi e nelle condizioni in cui questi amminoacidi possono formarsi».

 

Immagine in evidenza: campioni di Bennu – Crediti: Jaydyn Isiminger (Penn State)

 

Approfondimenti: Deep Space: I mattoni della vita scoperti sull’asteroide Bennu svelano le nostre origini

 

Barbara Ranghelli: Giornalista scientifica. Da sempre attratta dal cielo, ho iniziato a indagarlo dall’età di 7 anni. Prima con mio zio dalla Sicilia, poi con la rivista “L‘Astronomia” fondata da Margherita Hack che raccontava le Costellazioni attraverso i Miti, infine con l’associazione astrofili “Altair” di Ostia, utilizzando il telescopio. Dopo una lunga parentesi nelle produzioni televisive broadcast, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio Basso di Roma e dal 2022 sono socia dell’Unione Giornalisti Scientifici Italiani.