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Il carattere imprevedibile della magnetosfera terrestre

Una delle principali caratteristiche della magnetosfera terrestre è l’inversione tra i poli nord e sud magnetici. Il campo magnetico si attenua, oscilla mentre i due poli si spostano, finché questi si stabiliscono nelle posizioni opposte. Le tracce di questo fenomeno naturale e periodico sono conservate in rocce e sedimenti.

Gli studi indicano che negli ultimi 17 milioni di anni, il processo di inversione ne durava circa 10mila, tuttavia i modelli computerizzati di geodinamica terrestre suggeriscono che queste transizioni occasionalmente possono essere state più brevi o lunghe anche 130mila anni.

Ora, con i dati ricavati da una spedizione che si svolse nel 2012 nell’Oceano Atlantico a sud di Terranova, gli scienziati hanno trovato la prova che la durata di questo fenomeno sia variabile. L’indagine riguardava i cambiamenti climatici durante l’epoca dell’Eocene, da 56 a 34 milioni di anni fa.

La Spedizione 342 del programma internazionale di ricerca marina Integrated Ocean Drilling Program (Iodp), a bordo di una nave attrezzata per operazioni di perforazione, ha recuperato carote di sedimenti fino a 300 metri sotto il fondale marino. All’interno di esse, in minuscoli cristalli prodotti da antichi microrganismi, è registrato il segnale magnetico, che, come una bussola, rivela la polarità della Terra al momento del loro deposito. Dalle analisi di uno strato spesso otto metri sono emerse, in modo evidente, le linee temporali di due inversioni, una della durata di 18mila anni e l’altra di 70mila anni.

Ancora non è chiaro cosa inneschi il processo di inversione, ma è certo che periodi prolungati di riduzione dello scudo magnetico che protegge la Terra dalle radiazioni solari e cosmiche, influenzano la chimica atmosferica, i processi climatici e l’evoluzione degli organismi viventi.

 

Crediti video: Consortium for Ocean Leadership, Nasa

Barbara Ranghelli: Giornalista scientifica. Da sempre attratta dal cielo, ho iniziato a indagarlo dall’età di 7 anni. Prima con mio zio dalla Sicilia, poi con la rivista “L‘Astronomia” fondata da Margherita Hack che raccontava le Costellazioni attraverso i Miti, infine con l’associazione astrofili “Altair” di Ostia, utilizzando il telescopio. Dopo una lunga parentesi nelle produzioni televisive broadcast, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio Basso di Roma e dal 2022 sono socia dell’Unione Giornalisti Scientifici Italiani.