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Giungla di pixel

Le foreste sono centrali per il clima, la biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Non solo assorbono enormi quantità di CO₂, contribuendo a mitigare il cambiamento climatico, ma ospitano la maggior parte delle specie viventi e garantiscono risorse vitali per milioni di persone.

Le decisioni politiche legate alla loro tutela si sono basate per decenni sulla convinzione che le mappe derivate dai dati satellitari potessero fornire informazioni certe e affidabili sullo stato di salute delle foreste del mondo. In realtà, un nuovo studio dell’Università statunitense di Notre Dame, pubblicato sulla rivista One Earth, rivela che queste basi digitali spesso mostrano discrepanze che possono avere conseguenze gravi sia per le persone che per il pianeta.

Lo studio, cofirmato da Daniel C. Miller, professore associato alla Keough School of Global Affairs, ha confrontato otto dei dataset forestali più utilizzati al mondo: la corrispondenza tra le aree classificate come ‘foresta’ è risultata solo del 26 %. Il problema nasce dalle diverse definizioni di foresta e dalle tecnologie impiegate per osservarla. Alcune mappe considerano foresta una savana con il 10 % di copertura arborea, altre richiedono il 50 %. Queste differenze possono trasformare milioni di ettari da ‘foresta’ a ‘non foresta’ in un istante.

Miller ha avvertito che, se le definizioni di foresta continueranno a variare, i Paesi potrebbero sovrastimare — o sottostimare pericolosamente — il loro potenziale di sequestro del carbonio: «Potrebbe fare una reale differenza negli impegni di finanziamento climatico e in quanto le comunità vulnerabili riescono a ottenere», ha spiegato.

Una mappa satellitare Copernicus Sentinel-2B del Sud Sudan mostra le foreste tropicali, le paludi e le praterie che costituiscono la maggior parte del territorio del Paese. Crediti: Foto dell’Agenzia Spaziale Europea con licenza CC BY-SA 2.0.

Gli autori dello studio hanno analizzato casi in Brasile, India e Kenya, mostrando come queste discrepanze riguardino anche la vita delle persone. In India, ad esempio, il numero stimato di persone che vivono in povertà vicino alle foreste varia da 23 a 252 milioni, a seconda della mappa utilizzata.

Per aiutare decisori politici e non esperti a orientarsi in questa ‘giungla digitale’, i ricercatori hanno creato un diagramma di flusso che indica quali dataset siano più adatti a una regione o a un obiettivo specifico.

Miller sottolinea la necessità di integrare dati satellitari con osservazioni sul campo per ottenere misure più accurate e inclusive: «Colmando il divario tra tecnologia satellitare e realtà sul terreno, possiamo fornire dati che sostengano davvero sia il pianeta sia le persone che lo proteggono».

In questo scenario, la costellazione italiana Cosmo‑SkyMed, recentemente potenziata con il lancio del terzo satellite della Second Generation (Csg-Fm3), rappresenta un tassello strategico. Csg-Fm3 non solo garantisce la continuità delle osservazioni radar tra la vecchia e la nuova generazione di satelliti, ma introduce capacità avanzate di monitoraggio, grazie a innovazioni tecnologiche che aumentano precisione, flessibilità ed efficienza. Il satellite è dotato, infatti, di una antenna radar di nuova generazione, alleggerita con componenti realizzati in stampa 3D, capace di orientarsi dinamicamente per acquisire aree diverse con maggiore rapidità e dettaglio, superando i limiti delle modalità radar ad apertura sintetica (Sar) in banda X convenzionali.

Queste innovazioni potenziano la capacità della costellazione di monitorare foreste, savane e aree a rischio di deforestazione, anche sotto nuvolosità o di notte, con immagini ad alta risoluzione ottenute in qualsiasi condizione atmosferica e in ogni momento della giornata. Ciò significa basi più solide per stimare il sequestro di carbonio, cioè la capacità delle foreste di catturare e immagazzinare CO₂, elemento chiave per contrastare il cambiamento climatico.

Stime affidabili sono essenziali anche per pianificare interventi di tutela e per rafforzare la fiducia nei mercati ambientali, sistemi economici che incentivano la sostenibilità attraverso strumenti come i crediti di carbonio, ossia la quantità di CO₂ non emessa o rimossa dall’atmosfera. Questi ‘crediti’ possono essere ‘scambiati’ tra aziende e Paesi o venduti a chi non riesce a rispettare i limiti stabiliti dagli accordi internazionali, creando un incentivo economico alla riduzione delle emissioni. Se i dati sulle foreste sono imprecisi, la credibilità di tali mercati viene meno.

L’integrazione tra dataset globali e sistemi avanzati come Cosmo‑SkyMed è la chiave per ridurre le discrepanze e fornire informazioni attendibili. Solo così le politiche ambientali potranno poggiare su dati certi, garantendo che i finanziamenti climatici e le strategie di conservazione siano efficaci e trasparenti.

Immagine in alto: Immagine Cosmo-SkyMed Second Generation acquisita sulla città di Wesemberg in Germania. La combinazione delle differenti polarizzazioni utilizzate mette in evidenza la differenza tra i laghi (le striature blu sono dovute al vento che increspa l’acqua), le diverse zone boschive (in verde) e i campi agricoli o a pascolo (in rosa/violetto). A questo si aggiunge il dettaglio tipico delle immagini radar Cosmo-SkyMed che permettono di vedere le strutture geometriche del territorio, come strade, abitazioni e altre strutture antropiche. Crediti: Agenzia Spaziale Italiana/Telespazio.

Germana Galoforo: Germana Galoforo è Primo Tecnologo presso l'Agenzia Spaziale Italiana, dove da oltre 19 anni cura, progetta e gestisce iniziative educative e di divulgazione tecnico-scientifica in ambito spaziale, oltre a eventi ispirazionali per i giovani, a livello nazionale e internazionale. Dopo la Laurea con lode in Scienze della Comunicazione presso l'Università Sapienza di Roma, ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Marketing e Comunicazione d'Impresa presso l'Università IULM di Milano, dove ha successivamente svolto un periodo di docenza e ricerca. È stata responsabile delle attività educative per sette missioni di astronauti italiani a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e, attualmente, ricopre l'incarico di responsabile del Settore Education e Outreach di ASI. È Chair e delegata italiana presso l'Advisory Committee on Education dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA). È inoltre autrice di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche.