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Il passato acquoso di Marte: nuove prove

Il passato acquoso di Marte: nuove prove

Le crepe di fango scoperte sulla lastra Old Soaker nel Cratere di Gale

Un nuovo studio conferma la presenza di crepe di fango nel Cratere di Gale, formate a causa dell’essiccazione dell’antico lago che un tempo era presente sul pianeta

Grazie ai nuovi dati raccolti dal rover della Nasa Curiosity, il passato acquoso del pianeta rosso diventa sempre più nitido. Già in precedenza diversi studi avevano rivelato la presenza di un antico lago nel Cratere di Gale – più di tre miliardi di anni fa. All’inizio del 2017 è stata annunciata la scoperta di possibili crepe da disseccamento nel cratere, una prova evidente della presenza di acqua sul pianeta rosso. Oggi, un nuovo studio conferma la presenza di queste fessure sul terreno marziano, rivelando nuovi dettagli sull’antico clima del pianeta rosso.

“Ora siamo sicuri che si tratti di crepe di fango”, spiega Nathaniel Stein, autrice principale dello studio e geologa del California Institute of Tecnhnology in Pasadena. Le crepe di fango si formano solo dove il sedimento è umido ed esposto all’aria, e la loro posizione così vicina al centro dell’antico lago, inoltre, suggerisce anche che il livello dell’acqua è aumentato e diminuito drasticamente nel tempo e che il bacino d’acqua quindi si sia essiccato più volte.

I ricercatori si sono concentrati su una lastra di roccia dalla forma simile a quella di un tavolino, denominata Old Soaker, analizzandone le caratteristiche chimiche e fisiche – grazie agli strumenti Mastcam, Mars Hand Lens Imager, ChemCam Laser Induced Breakdown Spectrometer (LIBS) e Alpha-Particle X-Ray Spectrometer (APXS) a bordo del rover Curiosity. “Le crepe di fango mostrano che i laghi presenti un tempo nel cratere Gale, hanno attraversato gli stessi cicli che vediamo sulla Terra”.  La roccia analizzata, è percorsa da poligoni identici nell’aspetto alle caratteristiche di essicazione che avvengono sulla Terra. La conferma della presenza di crepe di fango sul suolo marziano aggiunge un tassello in più alla nostra comprensione di questo antico ecosistema lacustre. “Questa ricerca è solo un capitolo di una lunga storia che Curiosity ha costruito fin dall’inizio della sua missione, sei anni fa”. Lo studio è stato pubblicato su Geology.

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