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IceCube scova i neutrini di una galassia attiva

Nuovo traguardo per IceCube. Il  rilevatore antartico è riuscito a individuare le particelle di neutrino emesse da una galassia attiva a milioni di anni luce di distanza.  Il risultato, firmato dall’intera IceCube Collaboration, è pubblicato su Science.

Gli scienziati hanno ‘seguito’ il percorso cosmico dal neutrino fino a Terra a partire dalla galassia NGC 1068, nota anche come Messier 77, che si è rivelata un emettitore di neutrini ad alta energia.

«Abbiamo scrutato all’interno delle regioni attive di NGC 1068, distante 47 milioni di anni luce: osservando i neutrini da essa emessi, saremo in grado di saperne di più sull’accelerazione estrema delle particelle e sui processi di produzione che si verificano all’interno della galassia, cosa che fino ad oggi non è stata possibile», spiega Gary Hill, dell’Università di Adelaide e e membro della collaborazione internazionale IceCube.

I neutrini sono particelle subatomiche che normalmente passano, a migliaia di miliardi, attraverso i nostri corpi e in ogni parte della Terra, ogni secondo. Ma raramente interagiscono con la materia – elemento che li rende difficili da rilevare.

L’IceCube Neutrino Observatory, installato presso la stazione Amundsen-Scott del Polo Sud, ha trovato per la prima volta una sorgente di neutrini nel 2018. Si trattava delle particelle emesse da TXS 0506+056, un blazar molto distante.

La galassia NGC 1068 è circa 100 volte più vicina, e a differenza del blazar TXS 0506+056 è orientata rispetto alla Terra in modo da permettere un flusso costante di neutrini rilevabili da IceCube.

«Le enormi dimensioni di IceCube – racconta Hill –  hanno richiesto molti anni di sforzi da parte di centinaia di persone in tutto il mondo per completare la costruzione e comprendere la risposta alle particelle ad alta energia. Tra qualche anno torneremo al Polo Sud per inserire altri strumenti nel ghiaccio, come parte di uno sforzo per migliorare ulteriormente il rivelatore».

Questo sarà possibile grazie a una futura espansione di IceCube, chiamata IceCube-Gen2, che permetterà di rilevare un numero ancora più elevato di neutrini, tracciandone l’affascinante viaggio attraverso il cosmo per giungere fino a noi.

 

Immagine in apertura: Se un neutrino interagisce con le molecole del ghiaccio antartico, produce particelle secondarie che lasciano una traccia di luce blu quando attraversano il rivelatore IceCube. Crediti: Nicolle R. Fuller, IceCube/NSF

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