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Astrobiologia su Marte, la ‘top five’ di Curiosity

Si appresta a celebrare domani, 6 agosto, dieci anni ‘a spasso’ su Marte e la Nasa ha tracciato un bilancio delle attività che ha svolto per andare a ‘caccia’ di indizi sulla sua eventuale abitabilità in un remoto passato: il festeggiato è Curiosity, il rover impegnato nell’esplorazione del cratere Gale, il luogo dove si è posato appunto dieci anni fa.

In occasione di questa ricorrenza, la Nasa ha voluto evidenziare le scoperte più importanti che Curiosity ha effettuato con la sua suite di strumenti Sam (Sample Analysis at Mars), dedicati all’astrobiologia. Il team della missione ha quindi prodotto una classifica delle cinque migliori scoperte, una vera e propria ‘top five’.

Al primo posto troviamo l’individuazione di componenti organici in alcuni campioni rocciosi raccolti nel cratere Gale; la presenza di questo tipo di molecole (contenenti carbonio) fa ipotizzare che in passato Marte avrebbe potuto supportare forme di vita. Gli isotopi del biossido di carbonio e del metano, misurati da Sam, potrebbero infatti essere coerenti con un’antica attività biologica; peraltro, gli scienziati sono consapevoli che per essi potrebbe esistere anche un’origine inorganica, connessa all’interazione tra la luce ultravioletta del Sole e il biossido di carbonio.

Le fluttuazioni nelle quantità di metano, scoperte nella porzione di atmosfera vicina alla superficie del pianeta dove Curiosity raccoglie i campioni, occupano il secondo posto della classifica: Sam le ha individuate con il suo spettrometro laser Tls. Se consideriamo la Terra, la maggior parte del metano presente nell’atmosfera deriva da processi biologici, mentre non è ancora noto se meccanismi del genere si siano verificati anche su Marte. Il risultato di Sam, comunque, è ritenuto di grande rilievo e costituisce un punto di partenza per future missioni esplorative.

Il periodo in cui le rocce del cratere Gale si sono formate e sono poi state esposte alle radiazioni solari è la scoperta collocata al terzo posto della ‘top five’; tra l’altro, si è trattato della prima volta in cui dati di questo genere sono stati determinati per un pianeta diverso dalla Terra. Le rocce in questione si sono formate circa 4 miliardi di anni fa e poi sono state ricoperte da sedimenti; successivamente, circa 70 milioni di anni fa, l’azione erosiva degli agenti atmosferici le ha ripulite dalle stratificazioni e le ha esposte alle radiazioni. Questa scoperta ha permesso di aggiungere nuovi tasselli alla storia dell’evoluzione del Pianeta Rosso, ma soprattutto ha fornito ai ricercatori dati utili per prendere in considerazione possibili effetti delle radiazioni sui composti organici.

Al quarto posto incontriamo la caratterizzazione più approfondita del passato umido di Marte. Grazie alla suite Sam, Curiosity ha aperto nuovi scenari relativi sia alla presenza dell’acqua sul pianeta, sia alle modalità con cui esso è poi diventato un mondo arido. Nelle rocce del cratere Gale sono state riscontrate molteplici tracce che rimandano all’acqua; ad esempio, in esse è stata trovata la iarosite, un minerale dal colore rosso-giallastro che si forma solo in ambienti umidi. La scoperta della iarosite ha fatto ipotizzare che nel cratere Gale l’acqua fosse presente sotto la superficie anche quando era in atto il processo di inaridimento di Marte. Nel corso di queste ricerche, inoltre, gli strumenti della suite Sam hanno consentito agli studiosi avere anche un quadro più dettagliato sui fattori che hanno favorito la perdita dell’atmosfera del pianeta.

Per concludere, al quinto posto troviamo l’azoto, ma di un tipo che ha ruolo importante nei processi biologici; nello specifico si tratta di azoto ‘fissato’, i cui atomi sono privi della tendenza a interagire solo con sé stessi. Sam ha scoperto questo elemento – sotto forma di nitrato – in alcuni campioni rocciosi studiati nel 2015. La scoperta evidenzia che l’azoto fissato, ‘utile’ dal punto di vista biologico e chimico, era presente sul pianeta circa 3,5 miliardi di anni fa.

Queste scoperte – affermano gli scienziati – non confermano l’eventuale presenza di una qualche forma di vita sull’antico Marte, ma neppure la escludono e sono la base per le ulteriori ricerche che potranno essere svolte da Curiosity, dato che la sua vita operativa è stata estesa almeno sino al 2025.

In alto: Curiosity e la suite di strumenti Sam (Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Msss) 

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