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Le prime cinque immagini di Webb

Una data storica annunciata da mesi. Un evento sospirato e preannunciato circa cinquant’anni fa da Carl Sagan, astronomo e divulgatore: “Da qualche parte, qualcosa di incredibile attende di essere scoperto”.

Il 12 luglio, il telescopio spaziale James Webb (Jwst) ha dimostrato un saggio delle proprie capacità con la pubblicazione di cinque immagini scelte dalle agenzie spaziali americana (Nasa), europea (Esa) e canadese (Csa), artefici di questo osservatorio d’avanguardia, frutto di 30 anni di studi e lanciato il 25 dicembre 2021.

Ecco cosa ci mostra il Jwst dal suo punto di osservazione, a un milione mezzo di chilometri dalla Terra.

Ngc 3324, zona in cui hanno origine le stelle nella Nebulosa della Carena, si trova nell’omonima Costellazione a 7,6mila anni luce. In questa dettagliata e spettacolare immagine soprannominata “Cosmic Cliff” (scogli cosmici), si osservano fenomeni di formazione stellare in determinate fasi ancora mai viste. I picchi più alti di queste ‘montagne’ che sembrano tridimensionali, possono raggiungere un’altitudine di 7 anni luce. Webb potrà analizzare il gas e la polvere coinvolti nella fase di generazione di nuove stelle.

 

La Nebulosa Anello del Sud (Ngc 3132), nella Costellazione delle Vele, si trova a circa 2,5mila anni luce di distanza dalla Terra. Una nuvola di polvere e gas espulsi da stelle morenti e che in futuro potrebbe esser la culla di nuove stelle e pianeti. Il potente obiettivo di Webb anche qui mostra qualcosa di mai visto: non una ma due stelle, al centro della nebulosa, nella fase finale della loro vita.

 

Il Quintetto di Stephan, gruppo compatto di cinque galassie all’interno della Costellazione di Pegaso, è stato scoperto nel 1887. Webb invierà nuove informazioni su come le interazioni galattiche hanno guidato l’evoluzione dell’Universo formando nuove stelle e alimentando energetici buchi neri con il materiale surriscaldato e in caduta. La foto è frutto dell’elaborazione di mille immagini separate.

 

Ammasso di galassie Smacs 0723 (J0723.3-7327), nella Costellazione del Pesce Volante. L’immagine più profonda e nitida dell’Universo mai realizzata; un solo scatto che riprende dei corpi celesti con una differenza di età di 8,5 miliardi di anni grazie al fenomeno della lente gravitazionale. La massa, e quindi la forza di gravità di Smacs 0723 è tale da deviare e concentrare in uno stesso punto la luce di galassie lontane, come una lente, rendendole visibili, seppur lontane e nascoste, rispetto al piano di osservazione di Webb.

Lo spettrometro a infrarossi NIRSpec ha osservato 48 singole galassie simultaneamente. Webb ha ripreso una piccola porzione di come l’universo appariva 4,6 miliardi di anni fa, ma i dati hanno rilevato anche la luce di una galassia che ha viaggiato per 13,1 miliardi di anni prima che gli specchi di Webb la catturassero, ovvero una galassia nata circa 700 milioni di anni dopo il Big Bang.

L’immagine è stata realizzata con esposizioni multiple in poco più di 12 ore. E’ un’area dell’Universo già indagata dalle missioni di Hubble, Chandra e Plank.

 

Wasp-96b, un pianeta della Costellazione Fenice distante poco più di mille anni luce dalla Terra. Per la prima volta, su questo oggetto scoperto nel 2013, si è riusciti a rilevare la presenza di nuvole e quindi l’inequivocabile firma dell’acqua. In rapporto, gli strumenti del telescopio Hubble, analizzando l’atmosfera di numerosi esopianeti, hanno impiegato oltre 20 anni per scoprire molecole di acqua: una chiara evidenza delle potenzialità di Webb.

 

Alcuni di questi oggetti (Carena, l’Anello del Sud e il Quintetto di Stephan) erano già stati fotografati da Hubble, ma la tecnologia d’avanguardia di Webb e la sua capacità di vedere nell’ampio spettro a infrarosso hanno fornito immagini senza precedenti.

La cooperazione internazionale è il fondamento dello straordinario risultato ottenuto col più grande telescopio spaziale mai inviato nello spazio. «Voglio ringraziare tutte le persone coinvolte nella messa in servizio di questo straordinario telescopio – ha detto Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa – e nella distribuzione di questi primi incredibili prodotti ricevuti da Webb per aver reso realtà questa giornata storica». Secondo l’amministratore dell’Agenzia Spaziale Americana, Bill Nelson «il team di Webb è un riflesso di ciò che la Nasa sa fare meglio: trasformare i sogni in realtà a beneficio dell’umanità». Anche Lisa Campbell, presidente dell’Agenzia Spaziale Canadese, considera Webb «una testimonianza della potenza della collaborazione scientifica che inaugura una nuova era per l’astronomia» e mostra «gratitudine immensa alle agenzie spaziali canadese, americana ed europea, che con la loro competenza e determinazione, danno una mano a spiegare l’Universo».

Nei prossimi anni, Webb analizzerà la struttura dell’Universo, l’origine e l’evoluzione delle galassie, la nascita e l’evoluzione di stelle e pianeti. Il cuore dell’osservatorio sono i suoi quattro strumenti: NIRCam (Near InfraRed Camera), NIRSpec (Near InfraRed Spectrograph), MIRI (Mid Infrared Instrument) e FGS-NIRISS (Fine Guidance Sensor – Near Infrared Imager and Slitless Spectrograph).

#UnfoldTheUniverse

 

Immagine in evidenza: Anello del Sud (in alto a sinistra), formazione stellare nella Nebulosa Carena (in alto a destra), Quintetto di Stephan (in basso a sinistra) e il primo campo profondo di Webb (in basso a destra) – Crediti: Nasa, Esa, Csa

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