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A cinque anni da Ciao Nanni!

Esattamente cinque anni fa, a Madrid, il 24 maggio del 2017, moriva, per un improvviso attacco cardiaco, una delle figure più rappresentative della ricerca scientifica italiana, in particolare della ricerca spaziale: Giovanni Fabrizio Bignami… Nanni Bignami.

Nato a Desio il 24 maggio del 1944, fu allievo di un altro grande scienziato, Giuseppe Occhialini, a cui fu dedicato uno dei più importanti satelliti per la ricerca delle alte energie dell’universo, il Beppo Sax. Lanciato nel 1996 si deve a questo satellite la prima rilevazione al mondo dell’origine di un gamma ray burst. Un evento che Giovanni Bignami visse in prima persona quale Direttore Scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana che aveva dato vita alla missione. Il satellite Beppo Sax ottenne un prestigioso riconoscimento: il premio indetto dall’American Astronomical Society,  Bruno Rossi Prize. Lo stesso premio lo aveva ottenuto, primo italiano, anche Giovanni Bignami nel 1993, per gli studi su una stella che sapeva esserci, come testimoniava l’emissione di raggi gamma, ma che non rispondeva a nessuna altra verifica strumentale e che per tale motivo “Nanni” chiamò Gheminga, che in dialetto milanese significa “non c’è mica” , quale acronimo di Gemini gamma-ray source. Il Premio Bruno Rossi fu attribuito anche ad un altro satellite fortemente voluto da Giovanni Bignami quando era Direttore Scientifico dell’ASI e del quale vide il lancio quale Presidente dell’Agenzia nel 2007: il satellite Agile. La sua attività alla guida delle attività astrofisiche e astronautiche gli valsero il von Karman Award dell’International Academy of Astronautics,  secondo italiano a meritarlo dopo Luigi Broglio.

Giovanni Bignami non fu solo un brillante scienziato (al momento della sua scomparsa lo ADS-NASA riportava per GFB 12600 citazioni, compresi 3 lavori con più di 1,000 citazioni e un H index di 49), tanto da meritare di far parte, citandone solo alcune, dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia di Francia e di quella delle scienze di Mosca, ma anche un valente manager. Fu membro del centro Studi del CNRS di Francia e Direttore del Centre d’Etude Spatiale des Rayonnements, a Tolosa; Chairman dello Space Science Advisory Committee dell’ESA; fu eletto presidente (primo e ad oggi unico italiano) del Comitato Internazionale per lo Sviluppo della Ricerca Spaziale, il Cospar; divenne, nel 2007, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, nel cui ruolo diede una nuova spinta alla realizzazione del Sardinia Radio Antenna, progetto da lui sostenuto quando era Direttore Scientifico dell’Asi e che ebbe modo di inaugurare, nel 2013, quale Presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Giovanni Bignami, sapeva inoltre raccontare con maestria comunicativa quello che faceva, la scienza che produceva, sia come scienziato che come manager della ricerca scientifica e tecnologica. Tra il 2000 e il 2012 scrisse ben 12 opere, che furono poi tradotte complessivamente in 9 lingue. Divenne ospite fisso di programmi come SuperQuark, editorialista prima de La Stampa e de La Repubblica, fu conduttore di un programma in due stagioni sul National Geographic Channel, tratto da una sua opera pubblicata da Mondadori: Cosa ci resta da scoprire (l’immagine che apre l’articolo era posta in quarta di copertina della prima edizione). Sono alcuni dei molti esempi che si potrebbero fare, ma per conoscerlo meglio basta andare sul suo sito, ancora on line sebbene non attivo.

La sua improvvisa dipartita ha lasciato un vuoto importante nel settore della ricerca spaziale. Non solo per le capacità scientifiche e manageriali, ma forse e soprattutto per quelle comunicative. In una società dove spesso il sapere della scienza ha difficoltà a diffondersi, la sua capacità comunicativa (che comprende anche quella divulgativa) risultava straordinariamente preziosa.

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