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Un’inedita onda magnetica

Si muovono nelle pieghe più profonde del nostro pianeta, sono indicative della sua ‘vivacità’ al pari di eruzioni vulcaniche e terremoti e sono state ‘smascherate’ solo di recente: si tratta di un nuovo tipo di onde magnetiche che, ogni sette anni, si muovono attraverso la parte più superficiale del nucleo esterno della Terra.

La scoperta è stata effettuata dalla missione satellitare Swarm dell’Esa ed è stata illustrata in uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (articolo: “Satellite magnetic data reveal interannual waves in Earth’s core”); la ricerca, inoltre, è stata presentata ieri alla comunità scientifica nell’edizione 2022 del Living Planet Symposium, organizzato dall’Esa e dall’agenzia spaziale tedesca Dlr e in corso in questi giorni a Bonn.

La missione Swarm, lanciata il 22 novembre 2013, è costituita da una squadra di tre satelliti con il compito di studiare il campo magnetico terrestre e i complessi fenomeni ad esso collegati, dallo space weather alle dinamiche che ‘agitano’ il ‘cuore’ della Terra. Lo spazio costituisce un punto di vista privilegiato anche per questo tipo di rilievi, gli unici in grado di sondare in profondità il nucleo del nostro pianeta.

I dati di Swarm hanno quindi fatto emergere questo nuovo tipo di onda (definito ‘onda Magneto-Coriolis’) che si diffonde nella zona dove il nucleo ‘incontra’ il mantello, presentandosi ogni sette anni e propagandosi verso ovest fino a percorrere 1500 chilometri all’anno.

L’esistenza di onde di questo genere – spiegano gli autori del saggio – era stata ipotizzata da tempo ma si riteneva che esse si presentassero con intervalli temporali molto più lunghi. Le misurazioni effettuate con strumenti da terra avevano lasciato intuire la presenza di un qualche fenomeno dinamico, ma solo i rilievi a livello globale svolti dallo spazio hanno svelato cosa stesse accadendo nelle profondità del nostro pianeta.

Per giungere alla scoperta e spiegare cosa era emerso dai dati di terra, il gruppo di lavoro ha utilizzato anche le informazioni raccolte da precedenti missioni spaziali dedicate alla geofisica e al geomagnetismo, combinandole con quelle di Swarm e poi con un modello informatico.

Inoltre, a causa del movimento rotatorio della Terra, le onde Magneto-Coriolis si allineano in colonne lungo l’asse di rotazione e i cambiamenti del campo magnetico ad esse associati appaiono più forti vicino alla regione equatoriale del nucleo.

Gli studiosi evidenziano che rimangono aperti ancora numerosi interrogativi su questo fenomeno come, ad esempio, il fattore scatenante: probabilmente le onde potrebbero prendere il via da perturbazioni che avvengono nel profondo del nucleo fluido della Terra. Il gruppo di lavoro ritiene che la scoperta possa essere utile per migliorare gli attuali modelli del campo magnetico terrestre e che fornisca una nuova prospettiva sulla conduttività elettrica nella parte più bassa del mantello.

Il Living Planet Symposium, una delle maggiori conferenze dedicate all’Osservazione della Terra, si tiene ogni tre anni, e anche per la corrente edizione vede la partecipazione dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Crediti immagine: Esa/Planetary Visions

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