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Telescopi, direttori d’orchestra di buchi neri

Stiamo ascoltando il buco nero al centro dell’ammasso di Perseo.

Se è vero che lo spazio è vuoto e quindi il suono non può propagarsi, il gas che avvolge e compone gli ammassi stellari fornisce un ottimo mezzo di diffusione per le onde sonore. In realtà l’orecchio umano non riuscirebbe ad ascoltare le onde di pressione emesse dalle galassie: hanno una frequenza pari a circa 57 ottave sotto il Do centrale.

Grazie a un progetto guidato dal Chandra X-ray Center (Cxc) della Nasa e con il supporto di musicisti, questi segnali sono stati sintetizzati nuovamente nella gamma dell’udito umano. Nella sonificazione del buco nero di Perseo le onde sonore sono state estratte dal centro verso l’esterno. Mentre il buco nero M87, visibile nella costellazione della Vergine, è stato ‘ascoltato’ simultaneamente, da sinistra verso destra, con gli strumenti di due telescopi spaziali e uno terrestre. I raggi X rilevati da Chandra sono mappati sui toni alti, i dati ottici di Hubble sui toni medi e le onde radio di Alma sui toni più bassi.

Anche la missione Ixpe della Nasa ha recentemente pubblicato una base musicale trasformando in note i fotoni rilevati dai resti di una supernova nella Costellazione di Cassiopea. I suoi telescopi, finanziati dall’Agenzia Spaziale Italiana, misurano la polarizzazione dei raggi X emessi da sorgenti galattiche.

Con il processo di sonificazione di dati, gli scienziati intendono utilizzare il sistema uditivo come un ulteriore metodo per interpretare e comprendere la natura e incentivare nuove ricerche.

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