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Hubble presenta: Earendel, la stella più lontana

La scorsa settimana un comunicato della Nasa aveva posto in trepidante attesa la comunità scientifica e gli appassionati di astronomia: il telescopio Hubble aveva fatto “una nuova scoperta da Guinness dei primati”.

L’annuncio è arrivato. Si chiama Earendel, la stella più lontana mai vista fino ad oggi. Il suo nome in inglese antico significa “stella del mattino”, la sua luce ha impiegato 12,9 miliardi di anni per raggiungere la Terra. Questo significa che la vediamo come appariva poco dopo il Big Bang.

Si trova nella Costellazione della Balena, nell’emisfero Sud e si stima che Earendel abbia una massa 50 volte quella nostro Sole e sia milioni di volte più luminosa.

Di solito gli oggetti così distanti sono impossibili da osservare, le galassie sembrano piccole macchie, almeno che non si verifichi il fenomeno della lente gravitazionale. E’ un ingrandimento naturale, seppur apparente, di un enorme ammasso di galassie. La loro massa deforma la curvatura dello spazio creando una potente lente d’ingrandimento che distorce e amplifica la luce degli oggetti dietro di esse. Il particolare allineamento di Earendel la pone vicino a un’increspatura del tessuto dello spazio che ha reso la sua luminosità mille volte più potente e l’ha fatta emergere dal bagliore della sua galassia ospite.

Earandel dovrebbe rimanere in questa posizione privilegiata per molto tempo ancora. Sarà compito del telescopio James Webb misurarne la luminosità, la temperatura e confermare che sia davvero una stella. Se inoltre si scoprisse che Earendel è composta solo da idrogeno ed elio primordiali, dimostrerebbe la teoria che l’universo si sia riempito di elementi pesanti solo con le successive generazioni di stelle massicce.

Prima di Earendel (Whl0137-Ls), era Icarus (Macs J1149) la stella più lontana mai osservata; fu scoperta nel 2018. Da non confondere con la stella più antica, Matusalemme (Hd 140283), scoperta nel 2013 e che secondo alcune stime ha l’età dell’universo.

Secondo gli autori, che hanno pubblicato la loro ricerca sulla rivista Nature, «è come se avessimo letto un libro davvero interessante, cominciando dal secondo capitolo: ora avremo la possibilità di vedere come tutto è iniziato».

 

Immagine in evidenza: posizione di Earendel nello spazio – Credits: Nasa, Esa, Brian Welch

 

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