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Sofia affronta gli ‘ostacoli’ delle galassie inclinate

Sono le rappresentanti più spettacolari della loro categoria, ma talvolta si trovano in una posizione che rende complesso indagare cosa si celi dietro la magnificenza del loro aspetto: si tratta delle galassie a spirale inclinate.

Particolarmente penalizzata da questo tipo di orientamento è la misurazione del carbonio ionizzato, un tracciante di vari processi astronomici ritenuto di grande rilievo. Questo tema – e una possibile soluzione – sono al centro di uno studio che è stato accettato per la pubblicazione su The Astrophysical Journal ed è stato presentato ieri durante la conferenza virtuale che ha aperto il 239° convegno dell’American Astronomical Society. La ricerca, dal titolo “A Map of the Molecular Ring and Arms of a Spiral Galaxy” è stata coordinata da Jessica Sutter, astronoma dell’Usra (Universities Space Research Association).

Secondo la scienziata, prima autrice del saggio, la comprensione di come l’orientamento di una galassia possa influenzare l’osservazione del carbonio ionizzato è di fondamentale importanza per migliorare la conoscenza dei fenomeni connessi a questo elemento.

Il carbonio ionizzato, infatti, è un parametro importante per gli astronomi: tra i vari processi di cui è un tracciante vi sono la formazione di nuovi astri, il raffreddamento dello spazio tra le stelle e la presenza di condizioni di fotodissociazione. Le sue emissioni, inoltre, tendono a essere piuttosto scintillanti, rendendolo di facile individuazione nelle galassie che si trovano a distanze particolarmente elevate (anche decine di miliardi di anni luce) e di cui sono disponibili solo pochi dati.

Il team della ricerca ha riscontrato che le emissioni di carbonio ionizzato nelle galassie a spirale di profilo sono più facilmente osservabili con strumenti collocati almeno nella stratosfera terrestre: proprio quello che accade con l’osservatorio Sofia (Stratospheric Observatory For Infrared Astronomy), missione congiunta della Nasa e dell’agenzia spaziale tedesca Dlr. Gli strumenti di Sofia, infatti, sono stati utilizzati per studiare Ngc 7331, una galassia a spirale inclinata, scoperta nel 1784 da William Herschel e visibile nella costellazione di Pegaso.

Data la posizione di Ngc 7331, la frazione di carbonio ionizzato rilevata dagli studiosi è variata in base a quale lato è stato osservato; il gruppo di lavoro ritiene che questa variabilità dev’essere tenuta in considerazione quando si puntano gli strumenti su galassie di cui non è noto con certezza l’angolo di inclinazione.

Il team della ricerca, grazie alla qualità dei dati raccolti dallo ‘sguardo’ acuto di Sofia, intende applicare questo tipo di analisi a un ulteriore set di galassie inclinate per continuare a mappare le emissioni di carbonio.

In alto: la galassia Ngc 7331 vista da Hubble (Crediti: Esa/Hubble e Nasa/D. Milisavljevic – Purdue University)

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