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Scoperti 366 nuovi candidati esopianeti

Scoperti 366 nuovi candidati esopianeti in un colpo solo, compreso un sistema multiplanetario e un altro con due giganti gassosi caratterizzati da un breve periodo di rivoluzione. Questo è il risultato ottenuto da un team di astronomi statunitensi i quali hanno sviluppato un innovativo algoritmo di rilevamento dei pianeti e lo hanno utilizzato per analizzare, attraverso una procedura interamente automatizzata, i dati fotometrici raccolti dalla missione Kepler/K2 di Nasa.
I risultati dello studio sono pubblicati su The Astronomical Journal.

La missione Kepler/K2 di Nasa, attiva dal 2014 fino al 2018, ha realizzato una serie di campagne osservative grazie al telescopio spaziale Kepler, lanciato nel 2009. L’obiettivo era quello di rilevare la presenza di esopianeti nella nostra galassia grazie al metodo del transito, cercando cioè piccole riduzioni nella luminosità di una stella quando un pianeta le passa davanti.

Il rilevamento di questi cali di luminosità non è però affidabile al 100%. A volte, infatti, la riduzione percepita potrebbero esser causata dallo strumento di osservazione; oppure, fonti astrofisiche alternative agli esopianeti potrebbero imitare una firma planetaria e confondere così gli astronomi. Un problema che generalmente si risolve con lunghe indagini supplementari basate sull’ispezione visiva. 

Erik Petigura, un astronomo del dipartimento di fisica e astronomia dell’Università della California, ha però superato questo ostacolo sviluppando, insieme ai suoi colleghi, un algoritmo di rilevamento dei pianeti: i ricercatori hanno così rianalizzato in modo automatico l’intero set di dati della missione Kepler/K2 di Nasa, circa 500 terabyte di dati che comprendono più di 800 milioni di immagini di stelle.

Dal campione realizzato, che verrà incorporato nell’archivio principale degli esopianeti della Nasa, sono stati individuati in totale 747 esopianeti in transito candidati e 57 sistemi multiplanetari. Dei candidati totali, 366 non erano mai stati identificati precedentemente a fronte di 381 già conosciuti. I ricercatori hanno stimato, inoltre, che il 91% di quelli individuati sono reali segnali astrofisici.

«Scoprire centinaia di nuovi esopianeti è un risultato significativo di per sé, ma ciò che distingue questo lavoro è il modo in cui illuminerà le caratteristiche della popolazione di esopianeti nel suo complesso», ha detto Erik Petigura, coautore dello studio.

Significativa, infine, anche la scoperta del sistema planetario con i due pianeti giganti gassosi in quanto è assai raro trovare pianeti di questa natura così vicini alla loro stella come in questo caso.

«Non possiamo ancora spiegare perché si è verificato lì  –  afferma Jon Zink, ricercatore presso l’Università della California e primo autore dello studio –  ma questo rende la scoperta particolarmente utile perché potrebbe aiutare gli scienziati a formare una comprensione più accurata dei parametri di come si sviluppano i pianeti e i sistemi planetari»

 

Immagine in evidenza: illustrazione del telescopio spaziale Kepler di Nasa e delle sue scoperte (Crediti: NASA/Ames Research Center/W. Stenzel/D. Rutter)

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