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Asteroidi in posa

Sono una grande famiglia e si presentano con una vasta gamma di forme e dimensioni: sono gli asteroidi, i piccoli corpi celesti che volteggiano nella fascia situata tra le orbite di Marte e di Giove. Questi frammenti rocciosi sono stati al centro di un’ampia campagna di osservazioni, svolta tra il 2017 e il 2019 con il telescopio Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso, che ha portato alla realizzazione di ritratti ad alta risoluzione per 42 di essi.

I risultati sono stati illustrati in uno studio appena pubblicato su Astronomy & Astrophysics (articolo: “Vlt/Sphere imaging survey of the largest main-belt asteroids: Final results and synthesis”); l’indagine, che si basa sui dati dello strumento Sphere (Spectro-Polarimetric High-contrast Exoplanet REsearch) del Vlt, è stata condotta da un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato dal Laboratorio di Astrofisica di Marsiglia.

Le immagini dei 42 asteroidi rappresentano un notevole passo in avanti nello studio di questi corpi celesti; finora, infatti, solo tre di essi – Cerere, Vesta e Lutetia – erano stati ripresi in dettaglio, grazie alle osservazioni delle missioni Dawn della Nasa e Rosetta dell’Esa, ambedue con un significativo contributo italiano.

Dall’esame dei dati di Sphere è emerso che la maggior parte dei 42 asteroidi ha dimensioni superiori ai 100 chilometri; nello specifico, sono stati ripresi quasi tutti gli esemplari il cui diametro raggiunge oltre 200 chilometri. Nell’ambito delle dimensioni, Cerere e Vesta sono in vetta alla classifica (rispettivamente, 940 e 520 chilometri di diametro), mentre i più piccini della compagnia – ambedue solo 90 chilometri di diametro – sono Urania e Ausonia.

Passando all’aspetto, gli astronomi hanno notato che il gruppo dei 42 può essere diviso in due sottoinsiemi: alcuni hanno forma sferica (come Igea e Cerere), mentre altri hanno un ‘look’ eccentrico e spesso presentano una struttura allungata (come Kleopatra 216, che sembra un osso).

Un altro parametro analizzato nel gruppo dei 42 è la massa, i cui valori mostrano oscillazioni significative: alcuni asteroidi (come Lamberta e Sylvia) hanno una densità simile a quella del carbone, mentre altri (come Psyche e Kalliope) sono più densi del diamante. Gli studiosi ritengono che queste differenze così marcate possano essere dovute alla composizione di questi corpi rocciosi, che avrebbero avuto origine in zone diverse del Sistema Solare. Ad esempio, gli asteroidi meno densi si sarebbero formati nell’area che si trova oltre l’orbita di Nettuno e poi avrebbero ‘viaggiato’ fino alla posizione attuale; i risultati dello studio sono coerenti con questa teoria.

Gli autori del saggio contano di proseguire in questo filone di ricerca e ritengono che un contributo sostanziale potrà venire da Elt (Extremely Large Telescope) un nuovo telescopio dell’Eso, al momento in costruzione.

In alto: i 42 asteroidi oggetto dello studio (Crediti: Eso/M. Kornmesser/Vernazza et al./Mistral algorithm – Onera/Cnrs)

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