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Una galassia in chiaroscuro

Raggi scintillanti che si dipartono da un ‘cuore’ luminoso, intervallati da zone d’ombra in un suggestivo contrasto: così si è presentata, all’obiettivo di Hubble, la galassia IC 5063. Situata ad una distanza di 156 milioni di anni luce, nella costellazione meridionale dell’Indiano, questa entità è stata classificata come galassia attiva e ospita nel suo nucleo un buco nero supermassiccio.

Analizzando i dati dello storico telescopio Nasa-Esa, gli astronomi hanno ipotizzato che le ombre proiettate nello spazio potrebbero dipendere dalla presenza di un anello di polveri intorno al buco nero. Secondo questa teoria, l’interazione tra chiarore e oscurità può avvenire quando la luce emessa dal buco nero colpisce l’anello di polvere, nascosto nelle pieghe più profonde del nucleo galattico. La luce, quindi, scorre attraverso le aperture che incontra nell’anello, creando i raggi scintillanti che si possono ammirare nella foto. Invece, le ombre scure – immortalate nell’atto di attraversare la galassia – sarebbero prodotte da aree più dense del disco che schermano parte della luce.

Il fenomeno riscontrato dagli astronomi ricorda uno scenario che vediamo spesso sulla Terra: esso si verifica quando, al tramonto, i raggi solari attraversano le nubi e creano un’alternanza di luci ed ombre. Nella galassia presa in esame tale scenario avviene su scala ben più vasta: l’area dove si verifica il contrasto tra chiarore e oscurità si estende per almeno 36mila anni luce.

Hubble ha realizzato l’immagine con le fotocamere Wfc3 (Wide Field Camera 3) e Acs (Advanced Camera for Surveys).

La sigla IC che, combinata a numeri, identifica numerosi oggetti celesti è l’acronimo dell’Index Catalogue, supplemento al monumentale New General Catalogue of Nebulae and Star Cluster (NGC), pubblicato nel 1888 all’astronomo danese Johann Dreyer.

Anche l’Index Catalogue si deve a Dreyer ed è articolato in due parti: la prima, edita nel 1895, contiene un’aggiunta di 1.529 tra ammassi stellari, nebulose e galassie, mentre la seconda, risalente al 1908, ha arricchito la lista di ulteriori 3.857 oggetti celesti.

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