Site icon Global Science

Voyager 2050, l’Esa guarda al futuro

Le prossime missioni di classe L dell’Esa, parte del programma Voyager 2050, saranno dedicate all’esplorazione delle lune dei pianeti giganti del Sistema solare, allo studio degli esopianeti temperati, all’ecosistema galattico e alla scoperta dei misteri dell’Universo primordiale. La call è stata pubblicata nel marzo 2019 e successivamente un comitato appositamente selezionato ha scelto –  oltre alla tre missioni di classe L, Jupiter Icy Moons Explorer, Athena e Lisa – anche una serie di potenziali temi futuri per le  missioni di classe media oltre a diverse aree di sviluppo tecnologico per Voyager 2050. I temi scientifici sono stati selezionati dal Comitato del programma scientifico dell’Esa lo scorso 10 giugno. Le missioni specifiche per ogni ambito saranno selezionate a tempo debito, quando l’agenzia pubblicherà le varie call individuali che individueranno le proposte. Ecco nel dettaglio le aree di interesse selezionate dall’Agenzia spaziale europea per i prossimi anni.

L’esplorazione delle lune dei pianeti giganti

Indagare il potenziale di abitabilità dei mondi nel nostro Sistema solare è essenziale per comprendere come si sviluppa la vita su altri pianeti ed è di particolare rilevanza nella ricerca di pianeti simili alla Terra. Grazie all’esperienza accumulata dalla missione  Esa-Nasa-Asi Cassini-Huygens, l’Esa sta sviluppando la Jupiter Icy Moons Explorer, una futura missione diretta verso il sistema solare esterno  che si concentrerà sullo studio della connessione degli interni lunari oceanici con gli ambienti vicini alla superficie, alla ricerca di possibili biofirme. Il profilo della missione potrebbe includere un’unità in situ, come un lander o un drone.

Dagli esopianeti temperati alla Via Lattea

La nostra Via Lattea contiene centinaia di milioni di stelle e pianeti, oltre alla materia oscura e a quella interstellare. Al momento la nostra comprensione di questo ecosistema, essenziale per capire il funzionamento delle galassie in generale, è limitata. Lo studio della storia della formazione della nostra galassia, comprese le sue regioni nascoste, è la chiave per comprendere l’evoluzione di molti oggetti cosmici.  Allo stesso tempo, la caratterizzazione degli esopianeti temperati nel medio infrarosso, attraverso un primo spettro di emissione termica diretta dalle atmosfere di questi ultimi, per capire meglio se ospitano condizioni di superficie veramente abitabili, sarà uno dei temi di grande interesse nei prossimi decenni. L’Europa vanta già una leadership in questo settore grazie alla missione Cheops, già in piena attività, e a alle future Plato e Ariel. L’Italia, in particolare, partecipa a tutte e tre le missioni a vari livelli, con la fornitura di strumenti o di responsabili scientifici.

Alla scoperta dell’Universo primordiale

La terza area di interesse si rivolge alle questioni in sospeso della fisica, dalla struttura dell’Universo alla sua evoluzione.  Questo tema segue la strada tracciata dal satellite Planck in attesa della missione Lisa, il cui obiettivo è rilevare le onde gravitazionali generate da sistemi di stelle binarie all’interno della nostra galassia o da da buchi neri supermassicci in altre galassie.

 

La pianificazione a lungo termine è essenziale per garantire il successo della scienza spaziale. L’attuale ciclo di pianificazione per le missioni è garantito dal Cosmic Vision 2015-2025. Le grandi missioni, in particolare, richiedono uno sviluppo tecnologico significativo, che spesso dura diversi decenni. Pertanto, è importante iniziare a definire la tecnologia necessaria con largo anticipo, per garantire la messapunto di missioni a livello mondiale e che possano portare beneficio alle future generazioni. 

Exit mobile version