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Due missioni NASA per il ritorno su Venere

DAVINCI+

DAVINCI+ e VERITAS sono le due nuove missioni esplorative annunciate dalla NASA su VENERE. Aderenti al Discovery Program e da 500 milioni di dollari ciascuna, DAVINCI+ e VERITAS saranno lanciate tra il 2028 e il 2030, per comprendere l’evoluzione climatica del pianeta più caldo del sistema solare.

Venere è il nostro gemello diverso, primo mondo in passato potenzialmente abitabile nel sistema solare, oggi luogo dalle condizioni infernali.

Con DAVINCI+, una sfera si immergerà nella densa e opprimente atmosfera venusiana, costituita al 96% da anidride carbonica e con una pressione atmosferica circa novanta volte quella terrestre. Clima inospitale che gli Stati Uniti non esplorano dalla missione di Pioneer Venus del 1978. DA VINCI+ restituirà le prime immagini ad alta risoluzione delle famose tessere di Venere, regioni superficiali deformate, probabilmente di origine vulcanica, prova della tettonica a placche del pianeta.

La missione VERITAS porterà un radar ad apertura sintetica, costruito con il contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana, ad orbitare attorno a Venere. Lo scopo sarà mappare e ricostruire in 3D il pianeta per comprendere se la tettonica a placche e il vulcanismo sono ancora attivi.

L’annuncio NASA arriva 30 anni dopo l’ultima missione venusiana del 1989, in cui la sonda statunitense Magellano ha restituito una cartografia radar piuttosto completa del pianeta. Dopo il primo tentativo senza successo del 1961 della sonda sovietica Venera 1, è la statunitense Mariner 2 ad arrivare a destinazione  un anno dopo, prima sonda in assoluto a raggiungere un altro pianeta.

Inospitale e misterioso, il pianeta Venere è stato tuttavia il primo terreno di una cooperazione internazionale tra diverse missioni spaziali, con i dati raccolti dalle sonde Mariner 5 e Venera 4 analizzati dal primo team scientifico sovietico-americano. Più recentemente, Venere è stata la destinazione del progetto Venus Express dell’Agenzia Spaziale Europea del 2005, mirata a studiarne il forte effetto serra che porta a temperature di 480 gradi.

Riprende, dunque, l’esplorazione di questo pianeta inabitabile ma che presto fornirà nuove informazioni sui processi evolutivi del Sistema Solare e del nostro mondo.

 

Crediti immagine in evidenza: NASA GSFC visualization by CI Labs Michael Lentz and others

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