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Cygnus X-1, un buco nero in crescita 

Cygnus X-1 sorvegliato speciale. La sorgente di raggi X osservabile nella Costellazione del Cigno – che contiene il buco nero di massa stellare più massiccio mai individuato senza la rilevazione di onde gravitazionali – è protagonista di uno studio, condotto dalla Curtin University e dall‘International Centre for Radio Astronomy Research (Icrar) e pubblicato sulla rivista Science. Gli astronomi hanno utilizzato il Very Long Baseline Array – una rete di  radiotelescopi sparsi in tutto il territorio statunitense – e una nuova tecnica per misurare le distanze nello spazio per osservare Cygnus X-1. Secondo quanto è emerso dalla ricerca, il buco nero sarebbe più massiccio di quanto ipotizzato in precedenza. 

«Il buco nero nel sistema Cygnus X-1 – spiega Ilya Mandel della Monash University, uno degli autori dello studio – è nato come una stella di circa 60 volte la massa del Sole ed è collassato decine di migliaia di anni fa. Orbita attorno alla sua stella compagna – una supergigante – ogni cinque giorni e mezzo, a solo un quinto della distanza tra la Terra e il Sole. Queste nuove osservazioni ci dicono il sistema è più lontano e che il buco nero è più di 20 volte la massa del nostro Sole – un aumento del 50 percento rispetto alle stime precedenti». La nuova scoperta potrebbe mettere in dubbio le teorie sul processo di formazione dei buchi neri

«Le stelle perdono massa nel loro ambiente circostante a causa dei venti stellari che spazzano la loro superficie  – prosegue Mandel – ma per creare un buco nero così pesante, dobbiamo ridurre la quantità di massa che le stelle luminose perdono durante la loro vita. Utilizzando le misurazioni aggiornate per la massa del buco nero e la sua distanza dalla Terra, siamo stati in grado di confermare che Cygnus X-1 sta girando in modo incredibilmente veloce, molto vicino alla velocità della luce e più rapido di qualsiasi altro buco nero trovato fino ad oggi».

Con l’inizio dell’operatività della nuova generazione di telescopi, come lo lo Square Kilometre Array (Ska), i ricercatori potranno osservare il cosmo in modo sempre più dettagliato per apprendere di più sugli oggetti esotici ed estremi che lo popolano. 

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Credit immagine: International Centre for Radio Astronomy Research

 

 

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