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Esopianeti sotto pressione

Sono ormai migliaia gli esopianeti conosciuti, mondi distanti scovati grazie al continuo lavoro dei cacciatori di pianeti come Kepler, Tess e Cheops. A quest’ultimo si deve la scoperta, pochi giorni fa, di un sistema planetario composto da ben 6 esopianeti, 5 dei quali orbitano attorno alla propria stella seguendo un’insolita danza celeste. Ma oltre a collezionare nuovi pianeti, uno degli obiettivi chiave di queste missioni è conoscere meglio, attraverso lo studio degli esomondi, i principali ‘ingredienti’ che costituiscono il nostro universo.

Va proprio in questa direzione un nuovo studio, pubblicato su Nature, che ha scoperto nuovi meccanismi sulle strutture del carbonio negli esopianeti quando sottoposto ad alte pressioni. Il carbonio è uno dei mattoni della vita. È il quarto elemento più abbondante nell’universo, ed è un elemento costitutivo di tutta la vita conosciuta. I pianeti non sono un’eccezione, e lo studio del carbonio nei mondi distanti può raccontarci molto sui loro meccanismi di formazione.

Il nuovo studio ha dato uno sguardo a questi meccanismi senza scomodare i telescopi spaziali: gli scienziati hanno utilizzato la National Ignition Facility (Nif) del Lawrence Livermore National Laboratory (Llnl). Il Nif utilizza un complesso sistema di 192 laser per innescare fusioni nucleari. In questo caso, un team internazionale di ricercatori guidato dal Llnl e dall’Università di Oxford è riuscito a misurare il carbonio a pressioni che raggiungono i 2.000 GPa, ben cinque volte la pressione nel nucleo della Terra.

«Abbiamo scoperto che, sorprendentemente, in queste condizioni il carbonio non si trasforma in nessuna delle fasi previste, ma mantiene la struttura del diamante fino alla massima pressione» commenta Amy Jenei, leader dello studio. Questi risultati confermerebbero quindi quanto ipotizzato in alcuni studi precedenti, secondo cui in determinati condizioni gli esopianeti ricchi di carbonio possono produrre silice e diamanti. La condizione di alta pressione studiata da Jenei e colleghi potrebbe essere proprio ciò che rende possibile questo meccanismo. Trasformando così alcuni esopianeti in vere e proprie pietre preziose nell’universo.

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