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Quale clima per il prossimo supercontinente

Come saranno la stabilità climatica e l’abitabilità della Terra tra più di 200 milioni di anni? Uno studio, presentato durante il meeting online dell’American Geophysical Union, ipotizza la formazione di un supercontinente, prospettando due possibili scenari di aggregazione delle terre emerse, e la posizione in cui esso si troverà.

Il team, guidato da Michael Way – fisico del Goddard Institute for Space Studies della Nasa e dell’Istituto di Scienza della Terra della Columbia University, prevede un supercontinente dove, esclusa l’Antartide, tutti gli attuali continenti possano unirsi attorno al polo nord, formando “Amasia”.

Come la terra potrebbe essere distribuita nel supercontinente Aurica (in alto) contro Amasia

Un’altra possibilità è che, tra circa 250 milioni di anni, tutti i continenti convergano intorno all’equatore dando vita a “Aurica“.

Grazie a un modello climatico globale in 3D, gli scienziati hanno simulato come queste due tipologie di aggregazione delle terre emerse potrebbero influire sulle circolazioni atmosferica ed oceanica, dando luogo ad effetti profondamente diversi sulle condizioni climatiche della Terra.

Nel caso dello scenario “Aurica” (aggregazione dei continenti intorno all’equatore), si potrebbe avere un incremento della temperatura di 3 gradi Celsius. Invece, con le terre emerse ammassate intorno a entrambi i poli (“Amasia”), verrebbe intaccata la funzionalità di trasporto oceanico che la presenza di terra garantisce, spostando calore dall’equatore ai poli. In questo caso i poli sarebbero più freddi e coperti di ghiaccio tutto l’anno, con conseguente riduzione della temperatura del pianeta; questo fattore influirebbe sul livello dei mari, che sarebbe più basso e da cui deriverebbe una scarsa disponibilità di terreno coltivabile, dovuta alla presenza di neve.

Il team che ha elaborato lo studio è composto da scienziati con diverse competenze (add esempio, modellazione oceanica, biologia, geologia, dinamica atmosferica e fisica delle nuvole) e lavora sulla modellazione delle atmosfere planetarie nel tempo, all’interno del nostro Sistema Solare.

Queste simulazioni, presentate durante il convegno on line dell’American Geophysical Union, risultano utili per calcolare l’esistenza di acqua liquida in base a quanta massa terrestre si concentra in diverse aree;  esse forniranno dati sulle potenziali temperature di zone “abitabili” tra congelamento e ebollizione, necessari a orientare la ricerca della vita su altri pianeti.

Crediti immagini: Way et al. 2020

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