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Un incontro galattico che ha lasciato il segno

Nearly 200 000 light-years from Earth, the Large Magellanic Cloud, a satellite galaxy of the Milky Way, floats in space, in a long and slow dance around our galaxy. As the Milky Way’s gravity gently tugs on its neighbour’s gas clouds, they collapse to form new stars. In turn, these light up the gas clouds in a kaleidoscope of colours, visible in this image from the NASA/ESA Hubble Space Telescope.

Hanno incrociato il loro cammino in tempi piuttosto recenti, da un punto di vista astronomico, e, nonostante il trascorrere dei millenni, si è trattato di un incontro i cui effetti sono tuttora percepibili: le protagoniste di questo meeting un po’ brusco sono la Via Lattea e la Grande Nube di Magellano (Lmc – Large Magellanic Cloud – foto in alto), una galassia più piccola e satellite della nostra.

Le due entità e la loro interrelazione sono al centro di uno studio, curato dall’Istituto di Astronomia dell’Università di Edimburgo e appena pubblicato su Nature Astronomy (articolo: “Detection of the Milky Way reflex motion due to the Large Magellanic Cloud infall”). Gli autori ritengono che l’incontro tra la Via Lattea e la Lmc, avvenuto ‘solo’ 700 milioni di anni fa all’incirca, abbia lasciato il segno sulla nostra galassia, dato l’elevato contenuto di materia oscura della sua ‘collega’ più piccola.

L’azione della Lmc, che è circondata da un alone di materia oscura come la Via Lattea, avrebbe inciso sulla struttura e sul movimento della sua vicina più grande, provocando pieghe e deformazioni: gli autori del saggio sono pervenuti a questa conclusione, ricorrendo ad un sofisticato modello statistico che ha calcolato la velocità delle stelle più distanti presenti nella Via Lattea. Esse, infatti, anche ad una lontananza di 300mila anni luce, hanno mantenuto il ‘ricordo’ di com’era la struttura della galassia che ci ospita prima del fatidico incontro con la Lmc.

Con questo strumento, i ricercatori hanno constatato che l’immensa attrazione esercitata dalla materia oscura della Lmc sta tirando e distorcendo il disco della Via Lattea ad una velocità di 32 chilometri al secondo verso la costellazione del Pegaso; inoltre, la nostra galassia non si sta muovendo verso l’attuale posizione della sua satellite, come ritenuto sinora, ma verso la sua antica traiettoria.

Questo fenomeno – ipotizzano gli esperti – sarebbe dovuto al fatto che la Lmc, caricata di energia dalla sua massiccia forza gravitazionale, si sta a sua volta allontanando dalla Via Lattea e lo sta facendo ad una velocità da record: 370 chilometri al secondo.

Il modello utilizzato per lo studio, secondo gli autori dell’articolo, potrà fungere da apripista per sviluppare nuove tecnologie nell’ambito delle simulazioni informatiche destinate ad analizzare le complesse dinamiche che si verificano tra le due galassie. Il team della ricerca sarà prossimamente impegnato ad indagare la direzione da cui la Lmc proveniva al momento dell’incontro con la Via Lattea e il momento esatto in cui esso è accaduto. Questi dati consentiranno di calcolare, ad un livello di dettaglio senza precedenti, l’ammontare e la distribuzione della materia oscura nelle due galassie.

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