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Sloan Sky Survey, alla scoperta dei misteri del cosmo

La quinta generazione dello Sloan Digital Sky Survey (Sdss-V) ha dato il via alle osservazioni lo scorso 24 ottobre. Questa rivoluzionaria indagine a tutto cielo  – che sarà attiva dal 2020 al 2025  opera con il telescopio ottico dell’osservatorio di Apache nel New Mexico e con l’osservatorio di Las Campanas in Cile, e mira a incrementare la comprensione dei processi evolutivi delle galassie, delle stelle e dei buchi neri supermassicci.

La survey, inoltre, fornirà un aiuto e migliorerà il potenziale scientifico di alcuni satelliti come come Tess della Nasa, Gaia dell’Esa ed  eRosita, incaricata di mappare la volta celeste nella banda dei raggi X. Nel corso dei prossimi cinque anni, Sdss-V si concentrerà su tre aree di indagine primarie e ciascuna di esse esplorerà diversi aspetti del cosmo, utilizzando altrettanti strumenti spettroscopici. Insieme, questi tre pilastri del progetto – chiamati ‘mappers’ – osserveranno più di sei milioni di oggetti nel cielo e monitoreranno i cambiamenti di più di un milione di fenomeni nel tempo.

Nel dettaglio, il Local Volume Mapper migliorerà la comprensione dei processi di  formazione delle galassie, analizzando le interazioni tra le stelle, il gas interstellare e la polvere. Il Milky Way Mapper, invece, rivelerà la fisica delle stelle nella Via Lattea, le diverse architetture dei suoi sistemi stellari e planetari e l’arricchimento chimico della nostra galassia, che si è verificato fin dagli albori dall’Universo. Il Black Hole Mapper, infine, misurerà le masse e la crescita dei buchi neri supermassicci che risiedono nei cuori delle galassie.

«Sdss-V continuerà a trasformare l’astronomia, basandosi su un’eredità di vent’anni anni di scienza rivoluzionaria facendo luce sulle origini e sulla natura dell’universo – ha affermato Evan Michelson, direttore del programma presso la Sloan Foundation –  la  nuova generazione della survey ha tutte le caratteristiche che hanno reso Sdss un progetto di successo nel corso degli anni: condivisione aperta dei dati, inclusione di diversi scienziati e collaborazione tra numerose istituzioni».

Nel corso del prossimo anno i telescopi verranno dotati di sistemi robotici automatizzati per puntare i cavi in ​​fibra ottica utilizzati per raccogliere la luce dal cielo notturno. In futuro, verranno aggiunti anche nuovi spettrografi per consentire le osservazioni del Local Volume Mapper.

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