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L’Esa, fibre naturali al posto del carbonio per i nuovi satelliti

Fibre naturali come il lino, che un tempo venivano impiegate dagli Egizi per rivestire le mummie dei faraoni o indossate dagli aristocratici romani, hanno trovato un scopo anche nel campo spaziale. Questo è quanto emerge dal progetto Bio-Composite Structure in Space, dell’Agenzia spaziale europea (Esa), in collaborazione con le società svizzere Bcomp e Ruag.

Le fibre della pianta del lino, se inserite all’interno dei pannelli satellitari al posto delle fibre di carbonio, possono aiutare nello smaltimento dei satelliti durante il rientro in atmosfera, poiché contribuirebbero a far bruciare più rapidamente il satellite, rendendo questo processo più sicuro.

I test condotti dall’Esa su questo composito in fibra naturale hanno aiutato gli esperti a trovare anche altri utilizzi a terra, ad esempio all’interno delle vetture di Formula 1 della McLaren Racing.

Sono due le motivazioni che hanno spinto il team Esa a proseguire in questo progetto. In primo luogo per ridurre gli impatti ambientali della produzione spaziale, uno degli obiettivi  principali dell’iniziativa Clean Space dell’Agenzia. Secondo le analisi condotte, le fibre del lino potrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica fino al 75% rispetto alle stesse parti in fibra di carbonio.

Inoltre, sempre in rifermento al Clean Space e ai requisiti richiesti dalla politica europea di mitigazione dei detriti spaziali, gli esperti hanno trovato nelle fibre del lino un materiale in grado bruciare non solo più rapidamente ma completamente durante il rientro atmosferico.

Attraverso dei test condotti su una versione di prova di un pannello del satellite Sentinel-1 del programma europeo Copernicus, il team ha scoperto che le fibre di lino «hanno un’espansione termica eccezionalmente bassa – che è buona in termini di temperature estreme dello spazio orbitale – così come un’elevata rigidità specifica e una forza che può essere mantenuta fino alle temperature criogeniche», come spiega lo specialista di materiali e processi dell’est Ugo Lafont. «Sono anche in grado di smorzare bene le vibrazioni, sopportare l‘esposizione alle radiazioni ultraviolette e impedire i segnali radio».

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