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Le dune sedimentate raccontano il passato di Marte

Le antiche dune conservate all’interno delle rocce nei canyon marziani offrono nuove indicazioni sulle condizioni climatiche nel passato del pianeta rosso.  Lo  afferma uno studio condotto dal Planetary Science Institute Research basato sui dati delle sonde Nasa Mars Reconnaissance Orbiter e Mars Odissey, pubblicato sul Journal of Geophysical Research Planets.

Le dune di sabbia possono essere osservate con frequenza sia su Marte sia sulla Terra, anche se gran parte di esse vengono erose nel corso del tempo e perdono gran parte dei loro depositi e delle loro caratteristiche distintive. Le dune osservate dalla coppia di sonde invece sono conservate all’interno delle rocce e vantano un’età molto antica: circa un miliardo di anni secondo le stime.

«Abbiamo identificato e mappato vaste distese di dune nei canyon di Valles Marineris che mostrano chiare prove di litificazione, ovvero la trasformazione di un sedimento in una roccia sedimentaria – ha affermato Matthew Chojnacki autore dello studio – questo livello di conservazione è raro per le dune di sabbia terrestre per via dell’erosione e della tettonica. Secondo i nostri calcoli la loro età si avvicina a un miliardo di anni e la loro forma – non troppo differente da quelle delle dune attuali – fa pensare che il clima e la pressione atmosferica di quel periodo non fossero troppo diversi da quelli attuali».

Su Marte l’erosione superficiale e l’evoluzione del paesaggio seguono processi diversi rispetto alla Terra dove l‘acqua e la tettonica rimodellano costantemente la superficie terrestre.

In particolare le dune della Valles Marineris, con la loro complessa varietà di forme e grado di conservazione, rivelano la ricchezza della morfologia dell’area e consentono agli scienziati di scoprire di più dalla geologia del pianeta rosso.

Lo studio evidenzia che il trasporto, il deposito e la stratificazione della sabbia si sono verificati ovunque durante gran parte della storia recente di Marte e rivela le grandi differenze presenti tra l’evoluzione del paesaggio marziano e quello terrestre.

 

 

Credit: NASA/JPL/University of Arizona.

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