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Rosetta e l’aurora ultravioletta sulla cometa 67P

Rilevare un’aurora ultravioletta attorno alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è stato del tutto inaspettato per il team della missione Rosetta. Grazie ai dati acquisiti da alcuni degli strumenti a bordo della sonda europea – lo spettrografo Alice e il sensore di ioni ed elettroni, guidati dal Southwest Research Institute – è stato possibile rivelare per la prima volta le emissioni aurorali attorno a una cometa.

Sulla Terra le aurore si formano quando le particelle cariche del Sole collidono con le particelle gassose nell’atmosfera terrestre, creando scintillanti fasci di luce colorata nel cielo. Fenomeni simili sono stati osservati su vari pianeti e lune del nostro Sistema Solare e persino attorno ad una stella lontana.

Il team di Rosetta inizialmente aveva attribuito le emissioni ultraviolette osservate su 67P a un fenomeno noto come ‘bagliore diurno’, un processo causato dall’interazione tra fotoni solari e il gas cometario. Analizzando più approfonditamente i dati, gli esperti hanno scoperto che le emissioni ultraviolette non erano altro che aurore, generate non da fotoni ma dall’interazione tra elettroni spinti dal vento solare e il gas che circonda il nucleo polveroso e ghiacciato della cometa.

«Ho studiato le aurore sulla Terra per cinque decenni», ha commentato Jim Burch, vicepresidente del Southwest Research Institute. «Trovare aurore intorno a 67P, prive di campo magnetico, è sorprendente e affascinante».

Dopo il suo incontro con 67P / C-G nel 2014, fino al 2016 Rosetta ha fornito una vasta gamma di dati che rivelano il modo in cui il Sole e il vento solare interagiscono con le comete. Rosetta, missione con un determinante contributo italiano, è inoltre stata la prima missione robotizzata ad aver raggiunto una cometa con una sonda e ad esservi atterrata con un lander.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Astronomy.

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