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Macchie solari, confermata la presenza di cavità risonanti

La superficie del Sole è caratterizzata da un ambiente ricco di fenomeni molto violenti regolati da una complessa attività magnetica. Tra questi troviamo le macchie solari, regioni  della superficie solare che possono raggiungere dimensioni notevoli, prodotte da forti concertazioni del campo magnetico. Fin dagli anni sessanta la presenza di oscillazioni nell’atmosfera delle macchie solari è stata interpretata come prova delle presenza di onde magnetiche. Queste onde sono oggetto di un gran numero di studi poiché potrebbero trasportare energia dagli strati interni del Sole fino alle regioni esterne dell’atmosfera solare. Le onde inoltre potrebbero fornire una spiegazione per una delle questioni irrisolte nell’abito della fisica solare: le altissime temperature raggiunte dell’atmosfera esterna del Sole, la corona.   

Ora uno studio dell’Istituto di Astrofisica della Canarie  – pubblicato su Nature Astronomy  ha dimostrato che queste onde sono in parte intrappolate in una regione dell’atmosfera sopra le macchie solari e danno origine a risonanze. Lo studio è stato condotto grazie alla simulazioni numeriche effettuate sul supercomputer Teide-Hpc, gestito dall’Istituto di Tecnologia ed Energie Rinnovabili, a Tenerife.

«La risonanza – spiega Tobías Felipe autore del studio – è un fenomeno simile a quello prodotto all’interno di uno strumento a fiato o sulle corde di una chitarra. Poiché le onde sono confinate all’interno di una cavità, alcune frequenze sono rafforzate. Nel Sole la forte variazione di temperatura vicino alla superficie –  e in una zona chiamata regione di transizione –  fa sì che le onde vengano riflesse e possano essere racchiuse in queste cavità risonanti».

I risultati ottenuti dal supercomputer sono stati  confermati anche dalle osservazioni del telescopi all’Osservatorio del Teide  che hanno analizzato le fluttuazioni della  velocità e della temperatura in diversi strati dell’atmosfera solare.

La scoperta fornisce un nuovo metodo per desumere le proprietà dell’atmosfera solare usando le sue oscillazioni. «Le indagini future – conclude Felipe –  trarranno vantaggio dai dati ottenibili dalla prossima generazione di telescopi solari come lo European Solar Telescope che permetterà di osservare la nostra stella con grande precisione».

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