Site icon Global Science

Un buco nero ‘sfaticato’

Se ne sta tranquillo nel ‘cuore’ di un ammasso di galassie e questa sua pigrizia fa sì che nel frattempo nascano nuove stelle a ritmi vertiginosi: lo scansafatiche è un buco nero, situato nel cluster SpARCS1049. Questo ammasso, scoperto nel 2015 con il telescopio Spitzer della Nasa, si trova a quasi 10 miliardi di anni luce dalla Terra, in direzione dell’Orsa Maggiore. Il comportamento del buco nero è stato analizzato con l’osservatorio a raggi X Chandra della Nasa e i risultati dell’indagine sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal Letters (articolo: “Evidence of Runaway Gas Cooling in the Absence of Supermassive Black Hole Feedback at the Epoch of Cluster Formation”); lo studio, che ha coinvolto numerosi enti di ricerca, è stato coordinato dal Dipartimento di Fisica dell’Università di Montreal.

Gli ammassi sono costituiti da migliaia di galassie, permeate di gas caldo che emette raggi X. Le espulsioni di materiale provocate dai buchi neri, ‘residenti’ nel centro dei cluster, impediscono a questo gas di raffreddarsi e di dare il via alla creazione di nuovi astri: i buchi neri, quindi, influenzano l’attività e l’evoluzione delle entità in cui sono ospitati. Il discorso cambia, però, se questi ‘golosoni cosmici’ sono inattivi, proprio come avviene nell’ammasso SpARCS1049, dove le stelle sono libere di nascere a tassi straordinariamente elevati. L’intensa attività di formazione di nuovi astri, che si sta verificando a circa 80mila anni luce di distanza dal centro dell’ammasso, è stata individuata dai telescopi Hubble e Spitzer, ma solo con Chandra è stato possibile rilevare il comportamento del gas e, di conseguenza, risalire a quello del buco nero. Il gas, infatti, nella maggior parte del cluster, ha una temperatura  di circa 65 milioni di gradi, che scende a soli 10 milioni e diventa più denso nella zona dove si trova questa nursery stellare così effervescente.

Gli autori del saggio, analizzando i dati, sono giunti alla conclusione che questo scenario sia ascrivibile alla pigrizia del buco nero, che, non esercitando alcuna influenza nei suoi dintorni (non sono stati riscontrati né getti di materiale, né fonti di raggi X), permette al gas di raggiungere una temperatura sufficientemente fredda per ‘dare il la’ alle baby stelle. Secondo gli astrofisici, la situazione emersa dai dati di Chandra potrebbe essere il processo basilare con cui sono nati gli astri nell’antico Universo. A questo punto gli scienziati si sono chiesti come mai il buco nero sia così tranquillo. L’ipotesi formulata chiama in causa la differenza nelle posizioni tra la riserve di gas più denso e la galassia centrale dell’ammasso: questa peculiarità si potrebbe spiegare con un’antica fusione tra due cluster più piccoli, che avrebbe spostato il gas denso lontano dalla galassia centrale.

Exit mobile version