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Titano ‘maculato’

Un satellite naturale costantemente sulla cresta dell’onda: dopo aver fatto parlare di sé – pochi giorni fa – per i fenomeni vulcanici, Titano è al centro di un nuovo studio mirato a spiegare la natura di una serie di macchie brillanti situate vicino alla sua zona equatoriale. L’indagine, coordinata dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa, è stata pubblicata su Nature Communications (articolo: “The root of anomalously specular reflections from solid surfaces on Saturn’s moon Titan”); i ricercatori si sono basati su osservazioni effettuate da terra con i radiotelescopi di Arecibo (Porto Rico) e Green Bank (Virginia) e dallo spazio con la sonda Cassini, frutto della collaborazione tra Nasa, Esa ed Asi.

Un’analisi della luna di Saturno svolta circa vent’anni fa con i due suddetti radiotelescopi mise in rilievo la presenza di chiazze scintillanti nei pressi dell’equatore: all’epoca queste strutture vennero definite Asrr, ovvero Anomalously specular radar reflections, e si ipotizzò che potessero esseri laghi o mari. Tuttavia, le osservazioni compiute da Cassini nel 2004 non evidenziarono una rilevante presenza di liquidi in quell’area; i laghi di Titano, infatti, si concentrano nelle zone polari.

Esaminando e confrontando tutti i dati disponibili (specie quelli di Cassini che, a quasi tre anni dal ‘pensionamento’, non cessa di fornire materiali alla comunità scientifica), il team della ricerca ha formulato alcune congetture sulla natura di tali macchie e, per esclusione, è giunto ad ipotizzare che possano essere i fondali di antichi laghi, ora in secca. Si era pensato, infatti, che le chiazze potessero essere anche dune oppure depositi liquidi derivanti da precipitazioni, ma un’analisi approfondita delle condizioni di Titano ha escluso queste due possibilità.

Gli interrogativi però non si esauriscono qui: ammesso che le macchie siano dei paleolaghi, occorre comprendere cosa sia accaduto al loro contenuto. Il gruppo di lavoro ritiene che i liquidi potrebbero essere evaporati a causa dell’irraggiamento solare o essersi defluiti verso altre aree di Titano. L’indagine richiede ulteriori approfondimenti e secondo i suoi autori può avere spunti interessanti per future ricerche relative alla presenza di liquidi su esopianeti potenzialmente abitabili.

In alto: Titano in un’immagine ripresa da Cassini il 26 ottobre 2004 (Crediti: Nasa/Jpl/Space Science Institute)

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