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Abitabilità planetaria? Chiedi alla polvere

Un fattore chiave per determinare se un pianeta exstrasolare può ospitare o meno la vita sembra celarsi nella polvere dispersa in atmosfera.

Secondo un nuovo studio, i pianeti con una notevole quantità di polvere presente nell’atmosfera potrebbero essere abitabili in una gamma di distanza dalla loro stella madre maggiore rispetto a quanto stabilito, aumentando così l’orizzonte dei pianeti in grado di sostenere la vita.

Gli esomondi in orbita attorno a stelle più piccole e più fredde del Sole hanno spesso una rotazione sincrona con la stella madre, mostrando sempre una sola faccia, il che ha sempre portato la comunità scientifica a credere che molto difficilmente la vita non avrebbe potuto svilupparsi sulla loro superficie.

Attraverso simulazioni condotte su esopianeti di tipo terrestre e di dimensioni terrestri, utilizzando modelli climatici all’avanguardia, la nuova ricerca ha rivelato che la polvere presente su lato esposto alla luce del pianeta raffredderebbe la superficie e – al contrario – riscalderebbe il lato buio.

Il raffreddamento dovuto alle polveri nell’aria potrebbe svolgere un ruolo significativo nell’abitabilità planetaria: «Sulla Terra e su Marte, le tempeste di polvere hanno effetti sia di raffreddamento che di riscaldamento sulla superficie, anche se prevale il primo caso. Ma questi pianeti in orbita sincrona sono molto diversi: i lati oscuri di questi mondi sono avvolti nella notte perpetua, e qui l’effetto di riscaldamento prevale, mentre sul lato esterno prevale l’effetto di raffreddamento. La conclusione finale è che le temperature estreme verrebbero così mitigate rendendo il pianeta più abitabile»,  ha spiegato Ian Boutle, autore principale dello studio.

La ricerca suggerisce, inoltre, che la presenza di polvere potrebbe essere correlata alla presenza di fattori chiave indicativi per la vita, come il metano, la cui ‘firma’ però potrebbe essere nascosta dalle polveri e non rilevata durante le osservazioni da terra.

«La polvere dispersa nell’aria è qualcosa che potrebbe rendere abitabile i pianeti, ma oscura anche la nostra capacità di trovare segni di vita su questi mondi. Questo dato deve essere considerato nella ricerca futura», conclude Boutler.

Lo studio, spiegano i ricercatori, mostra nuovamente come l’abitabilità degli esopianeti non dipenda solo dall’irraggiamento stellare – o dalla quantità di energia luminosa della stella più vicina – ma anche dalla composizione atmosferica del pianeta.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature Communications.

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