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Dall’archivio di Kepler un esopianeta simile alla Terra

Un team di ricerca guidato dal Max Planck Institute for Solar system research di Gottinga e con la partecipazione dell’l’Università della California a Santa Cruz e della Nasa ha pubblicato un nuovo studio su Astronomy & Astrophysics sulla scoperta di un candidato a pianeta: KOI-456.04, in orbita attorno alla stella Kepler-160, una stella simile al Sole, sembrerebbe avere caratteristiche paragonabili a quelle della Terra.

KOI-456.04 è grande quasi il doppio del nostro pianeta, il suo periodo orbitale è di 378 giorni, molto simile a quello terrestre; riceve, dalla sua stella, circa il 93% di luce che riceve la Terra dal Sole. Inoltre, KOI-456.04 si troverebbe nella zona stellare abitabile, paragonabile a quella della Terra rispetto al Sole. La sua temperatura superficiale, nel caso avesse un’atmosfera simile a quella della terrestre, sarebbe di +5 gradi Celsius, circa 10 gradi inferiore alla temperatura media globale della Terra.

La stella che lo ospita si trova a poco più di 3000 anni luce dal nostro sistema solare, osservata da Kepler dal 2009 al 2013. Il suo raggio è poco più grande di quello del Sole, la sua temperatura è di 5200 gradi Celsius, 300 gradi in meno rispetto a quella della nostra stella e la sua luminosità è molto simile a quella solare. Nota da circa sei anni insieme ai pianeti che ospita: Kepler-160b e Kepler-160c, entrambi molto più grandi della Terra e molto vicini a Kepler-16o, così vicini che le loro temperature superficiali non li renderebbero ospitali per la vita. 

Dopo aver individuato delle piccole variazioni nel periodo orbitale di Kepler-160c, il team di ricerca ha avuto la conferma dell’esistenza di un terzo pianeta. Gli scienziati sono quindi tornati ad analizzare i dati  dell’archivio di Kepler per identificare il perturbatore del periodo orbitale di Kepler-160c e per cercare altri pianeti ospitati da Kepler-160. 

Per identificare gli esopianeti solitamente si cercano delle ripetute variazioni della luminosità delle stelle che li ospitano, questi temporanei blackout possono essere dovuti a pianeti che, orbitando intorno la stella, ne oscurano la luminosità. Nel nuovo studio, l’idea chiave del dottor René Heller, principale autore, e Michael Hippke, coautore, è stata quella di utilizzare un modello fisico dettagliato della variazione della luminosità stellare invece di ricercare questi momenti di blackout e di successivo ritorno alla normale luminosità. Ed è proprio grazie al nuovo algoritmo di ricerca che si è arrivati alla scoperta del nuovo candidato a pianeta KOI-456.04. «La nostra analisi suggerisce che Kepler-160 ospita non due ma un totale di quattro pianeti», riassume Heller nello studio. L’altro pianeta identificato dal team di ricerca è Kepler.160d, precedentemente sospettato di essere il perturbatore del periodo orbitale di Kepler-160c. 

Purtroppo, mentre l’esistenza di Kepler-160c come pianeta è stata confermata, quella di KOI-456.04 ancora non può esserlo; i ricercatori stimano che le probabilità della sua natura planetaria sarebbero dell’85% ma bisogna avere un percentuale del 99% per determinare lo status di pianeta. Dovremmo probabilmente aspettare il 2026, quando partirà la missione Plato dell’Esa, nella quale è coinvolto anche Mps, che avrà fra i suoi principali obiettivi quello di trovare pianeti simili alla Terra che orbitano intorno stelle simili al Sole. Se Plato sarà orientato in modo tale da poter osservare il campo visivo della passata missione Kepler, allora lo status di KOI-456.04 potrà essere confermato.

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