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Vita sulla Terra? Dal fondo degli oceani

Dove si è sviluppata la vita sulla Terra? Alcuni scienziati ritengono che i camini idrotermali – fratture sul fondo dell’oceano da cui fuoriesce acqua geotermicamente riscaldata – possano aver giocato un ruolo fondamentale.  Uno studio della Nasa pubblicato sulla rivista Astrobiology ha ricostruito gli antichi ambienti sottomarini grazie a una complessa configurazione sperimentale in laboratorio.  Lo studio ha dimostrato che, sotto estrema pressione, i fluidi fuoriusciti da queste fessure mescolati con le acque dell’oceano avrebbero potuto reagire con i minerali dei camini idrotermali producendo le molecole organiche complesse in grado di formare Dna e Rna. 

Per simulare le condizioni che potrebbero essere esistite sul fondo oceanico della Terra primordiale gli scienziati hanno messo insieme tre ingredienti chiave: acqua ricca di idrogeno, come quella che sarebbe potuto defluire dai fondali oceanici attraverso i camini, acqua di mare arricchita con anidride carbonica e alcuni minerali che potrebbero essersi formati in quell’ambiente. Questi ingredienti  comunque, si legge nello studio, non sono sufficienti per la formazione di molecole organiche: questo processo richiede energia, indispensabile per fare in modo che gli elementi si leghino tra loro.

Studi precedenti avevano dimostrato che l’acqua fuoriuscita dai camini avrebbe potuto formare solfuri di ferro. Agendo da catalizzatori i solfuri avrebbero potuto fornire quella spinta energetica fondamentale, aumentando le probabilità di successo dell’unione tra le molecole. L’esperimento della Nasa dimostra che questo processo avrebbe potuto verificarsi nelle condizioni fisiche della terra primordiale e durante la simulazione sono state individuate anche tracce di metano.

Questa molecola è prodotta in gran parte da organismi viventi o attraverso il decadimento di materiale biologico, come piante ed animali. La presenza di metano su altri pianeti o lune potrebbe essere un indicatore della presenza di forme di vita anche se è necessario capire se tali tracce provengano da fonti biologiche o non biologiche, come quella identificata nello studio.

«Penso che sia davvero significativo aver dimostrato che queste reazioni hanno luogo in presenza di alcuni fattori fisici come la pressione e il flusso – commenta Lauren White autrice dello studio – le certezze sono ancora lontane e ora dovremo dimostrare la fattibilità di ogni fase della simulazione senza dare nulla per scontato».

Lo studio potrebbe fornire spunti interessanti per la futura missione  Nasa Europa Clipper in programma per il 2025 che orbiterà intorno a Giove ed eseguirà diversi fly-by della sua luna, Europa. Gli scienziati ritengono che i pennacchi di vapore acqueo sprigionati dal superficie della luna potrebbero svelare i processi idrotermali che avvengono nel fondo del suo oceano nascosto da uno spesso strato di ghiaccio.

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