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New Horizons fa luce sulle origini di Arrokoth

Crediti: Nasa

Riflettori puntati su Arrokoth, il secondo target della missione New Horizons, al centro di tre saggi pubblicati su Science (link in basso) e di una conferenza tenutasi ieri al convegno annuale dell’American Association for the Advancement of Science. I tre articoli, che sono frutto dell’impegno di un ampio gruppo internazionale di ricercatori, tracciano un identikit completo dell’oggetto della Fascia di Kuiper (Kbo), da cui poi è stata formulata un’ipotesi circa le sue origini; i parametri considerati sono la geologia e la geofisica, il colore, la composizione chimica e le caratteristiche termiche.

Dopo lo storico incontro con Plutone (14 luglio 2015), New Horizons ha sorvolato Arrokoth (classificato inizialmente come 2014 Mu69) il 1° gennaio 2019; in quel momento, la sonda si trovava ad una distanza record dalla Terra pari a 6,5 miliardi di chilometri. Grazie a questo straordinario traguardo, è stato possibile avere immagini e dati di un oggetto celeste ritenuto un vero e proprio fossile, risalente alla formazione del Sistema Solare. In particolare, gli esperti confidano in questi set di informazioni per chiarire le origini dei planetesimi, una questione tuttora molto dibattuta nell’ambito degli studi sulla formazione planetaria.

Le prime foto di Arrokoth mostrano un oggetto costituito da due lobi connessi e caratterizzato da una superficie levigata e da una composizione uniforme; secondo i ricercatori, queste qualità sarebbero indicative della purezza del corpo celeste. Dopo i primi risultati delle indagini, pubblicati a maggio 2019 su Science, il team della missione ha svolto ulteriori approfondimenti sui dati e ha utilizzato simulazioni informatiche per capire come il singolare oggetto, che sembra quasi un pupazzo di neve, abbia avuto origine. L’esito delle nuove analisi suggerisce che i due lobi di Arrokoth dovevano essere, originariamente, corpi separati, nati nello stesso periodo e nella stessa zona, a bassa velocità; successivamente, hanno iniziato a orbitarsi l’un l’altro fino a fondersi in maniera non traumatica. Questo fatto indica che Arrokoth si sarebbe formato durante il collasso di una nube di particelle solide, situata all’interno della nebulosa solare dei primordi: quindi, non avrebbe vissuto il processo di formazione chiamato ‘accrescimento gerarchico’, che contempla collisioni ad alta velocità tra i planetesimi.

L’ipotesi di una fusione tranquilla è supportata anche dal colore uniforme di Arrokoth, dalla composizione della sua superficie, dalla forma appiattita dei due lobi e dall’allineamento dei loro poli e dei loro equatori. Inoltre, l’aspetto levigato, con pochi crateri, indica che l’oggetto si è preservato pressoché integro dagli albori del Sistema Solare. Mentre gli studiosi continuano a lavorare sui dati, New Horizons prosegue il suo cammino nella Fascia di Kuiper, osservando a distanza altri Kbo e analizzando le radiazioni e le polveri presenti nell’ambiente di questa zona remota. Durante la prossima estate, il team della missione svolgerà una campagna di osservazioni con telescopi di terra per cercare altri Kbo, che potrebbero diventare nuovi target per New Horizons.

I link agli articoli di Science:

“The geology and geophysics of Kuiper Belt object (486958) Arrokoth” (qui)

“The solar nebula origin of (486958) Arrokoth, a primordial contact binary in the Kuiper Belt” (qui)

“Color, composition, and thermal environment of Kuiper Belt object (486958) Arrokoth” (qui)

 

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