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Il Dark Energy Survey pronto a far luce sull’energia oscura

Nell’ultimo secolo abbiamo scoperto che sembrano esistere due componenti, chiamate rispettivamente materia ed energia oscura, che terrebbero conto di circa il 95 percento di ciò che ci circonda. La materia oscura è richiesta dal moto delle stelle e delle galassie, mentre l’energia oscura dall’espansione accelerata dell’Universo.

Dopo sette anni di osservazioni, il programma Dark Energy Survey (Des), a cui partecipano oltre 400 scienziati provenienti da sette paesi, ha realizzato la prima mappatura del cielo con l’obiettivo di descrivere la relazione tra materia e la luce emessa nei pressi dei vuoti cosmici – le grandi strutture a bassissima densità di materia.

I vuoti cosmici sono circondati dai filamenti, strutture a lunga scala dell’Universo. A differenza degli ammassi di galassie ed altre strutture dense, che sono affette da forza di gravità,  questi vuoti sono le regioni meno dense del cosmo con una dinamica molto semplice. Questo elemento rende queste strutture molto facili da studiare. Da quando il progetto Des è iniziato, nel 2013,  oltre il 10% del cielo è stato mappato attraverso una fotocamera da 570 megapixel posizionata sul telescopio Blanco presso l’Osservatorio di Astronomia Ottica in Cile.

Attraverso i modelli statistici e i dati della prima release il team di ricerca ha analizzato la distribuzione bidimensionale e tridimensionale delle galassie. E i risultati appaiono compatibili evidenziando che la luce emessa dalla materia attorno alle galassie esaminate è direttamente proporzionale alla massa contenuta.  I vuoti che si trovano tra un centinaio e sei centinaia di milioni di anni luce da noi hanno strutture ideali per testare la relazione massa-luce con una precisione migliore del dieci percento. In sostanza, grazie a questa verifica metodologica in futuro, una maggior mole di dati e il miglioramento delle tecniche statistiche dovrebbe consentire l’esecuzione di nuovi test sugli scenari della relatività generale e sull’energia e materia oscura. Lo studio è stato pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society

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