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Acceleratore universale, dalle particelle al cosmo

Acceleratore universale, dalle particelle al cosmo

 E se mettessimo a confronto l’oggetto più grande che la fisica sia in grado di studiare con quello più piccolo mai osservato?

È l’idea di tre ricercatori dell’Università di Harvard e di Hong Kong, che per la prima volta hanno proposto di mettere in relazione grandezze che apparentemente non hanno nulla in comune.

Da un lato l’universo, con i suoi 100 miliardi di anni luce di diametro; dall’altro le particelle elementari, componenti ultime della materia, come i quark, non più scomponibili in particelle più semplici.

In uno studio pubblicato su Physical Review Letters, gli scienziati individuano una connessione tra questi due aspetti, sostenendo che il nostro universo potrebbe addirittura essere utilizzato come ‘laboratorio’ su vasta scala per studiare le particelle fisiche ad alta energia.

Una specie di ‘acceleratore cosmico’, che potrebbe essere la via per arrivare a scoprire nuove leggi fisiche ancora sconosciute.
“Le recenti analisi della radiazione cosmica di fondo – dice Yi Wang della Hong Kong University of Science and Technology e co-autore dello studio – hanno raggiunto livelli di precisione impressionanti, da cui è possibile estrarre preziose informazioni sulle perturbazioni primordiali dell’universo. Un attento studio di questo fenomeno sarebbe un prerequisito essenziale per l’utilizzo dell’acceleratore cosmologico, per esplorare qualunque possibile segnale di una fisica che vada oltre il modello standard”.

Partendo proprio dall’analisi dei segnali residui del Big Bang, i ricercatori hanno osservato lo spettro ottenuto dalla fisica classica durante il fenomeno dell’inflazione, ovvero la progressiva espansione dell’universo.
“Attraverso l’inflazione – spiega Xingang Chen dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e co-autore dell’articolo – lo spettro delle particelle elementari è codificato nella distribuzione statistica dei principali elementi dell’universo, come le galassie e la radiazione cosmica di fondo che osserviamo oggi. Ecco dove avviene la connessione tra il più piccolo e il più grande”.

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