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Vento solare e uragani dello spazio

Vento solare e uragani dello spazio

Il battito d’ali di una farfalla in Costa Rica può influenzare un uragano in California? Questa domanda – insieme alle sue molteplici variazioni – è stata a lungo sviscerata dai sostenitori della teoria del caos. Tanto da acquistare un nome a sé, conosciuto come effetto farfalla, secondo cui piccole variazioni nelle condizioni iniziali di un sistema possono produrre grandissime variazioni a lungo termine.

Ma quando si tratta di effettivi disastri naturali, come gli uragani Harvey e Irma che quest’estate si sono abbattuti sugli Stati Uniti, è molto difficile immaginare in concreto il ruolo di eventuali battiti d’ali di farfalle. Eppure, nello spazio questo scenario non è così improbabile: in assenza di gravità la minima fluttuazione può avere importanti conseguenze. È il caso del vento solare, il cui soffio verso il campo magnetico terrestre ha il potere in influenzare la velocità e la forza dei cosiddetti ‘uragani spaziali’. Lo ha dimostrato un team di ricerca guidato dall’Embry-Riddle Aeronautical University e pubblicato oggi sulla rivista Journal of Geophysical Research – Space Physics, che ha offerto la prima descrizione dettagliata del legame tra vento solare e uragani nello spazio.

Questi potenti fenomeni atmosferici del cosmo sono causati da un effetto conosciuto come instabilità di Kelvin-Helmholtz (KH). Quando il plasma proveniente dal Sole che forma il vento solare si spinge oltre il confine magnetico terrestre, può produrre immensi vortici, grandi fino a 40.000 chilometri.

“L’onda KH, o uragano spaziale – spiega Katariina Nykyri, prima firma dello studio – è uno dei modi principali attraverso cui il vento solare trasporta la sua energia. Le fluttuazioni del vento solare influenzano la velocità con cui le onde KH crescono, e le loro dimensioni.” Comprendere il legame tra vento solare e uragani spaziali è fondamentale per migliorare le previsioni del meteo cosmico e prevenire eventuali danni alla navigazione satellitare. Ecco perché, se siamo nello spazio, parlare di effetto farfalla ha ancora più senso che se ci troviamo sulla Terra.

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