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Evoluzione planetaria, scoperto l’anello mancante

Evoluzione planetaria, scoperto l’anello mancante

La loro esistenza è stata è stata teorizzata per oltre 70 anni, si trovano nella remota Fascia di Kuiper e sono ritenuti emblematici di una fase intermedia nei processi di formazione planetaria: si tratta di specifici oggetti della Fascia (Kbo), che sono caratterizzati da un raggio che misura 1 km. Uno di questi corpi celesti è stato recentemente individuato da un team di astronomi giapponesi, impegnati in un piccolo progetto di mappatura. Il Kbo in questione ha un raggio pari a 1,3 km ed è il protagonista di uno studio pubblicato su Nature Astronomy (articolo: “A kilometre-sized Kuiper belt object discovered by stellar occultation using amateur telescopes”); l’indagine è stata coordinata dal National Astronomical Observatory of Japan di Tokyo.

Gli oggetti della Fascia di Kuiper, una regione del Sistema Solare che si trova oltre l’orbita di Nettuno, sono considerati come una sorta di fossili risalenti al periodo di cui si è formato il nostro sistema planetario e si sono mantenuti inalterati, a differenza di quanto è accaduto, ad esempio, agli asteroidi che sono stati modificati da collisioni, radiazioni solari e gravità dei pianeti. I Kbo sono troppo distanti, piccoli e fiochi per poter essere osservati direttamente, anche con i telescopi di terra più attrezzati; di conseguenza, il team della ricerca ha deciso di basarsi sul metodo dell’occultazione della luce stellare e ha monitorato circa 2000 stelle in 60 ore di osservazioni, condotte con due piccoli telescopi collocati sull’isola di Miyako.

Analizzando i risultati della campagna, gli astronomi hanno individuato un evento di occultazione compatibile con un Kbo dal raggio di 1,3 km, una scoperta che corrobora i modelli in cui i planetesimi crescono gradualmente, formando oggetti intermedi di tali misure. Per il gruppo di lavoro, questa ricerca, oltre al rilievo scientifico, è stata molto significativa perché ha prodotto risultati importanti con costi contenuti: gli astronomi, infatti, hanno potuto contare su un budget pari a meno dello 0,3% di quello assegnato ai grandi progetti internazionali.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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