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Esopianeti, nuove strategie di ‘caccia’

Esopianeti, nuove strategie di ‘caccia’

Sono così distanti e deboli, rispetto alle loro stelle di riferimento, da risultare difficilmente individuabili e gli astronomi che li cercano nella nostra galassia hanno dovuto elaborare nuove tecniche di ‘caccia’. Stiamo parlando degli esopianeti, protagonisti di una recente indagine che li mette in relazione con i dischi di polveri e detriti presenti intorno ad astri ‘teenager’. Lo studio, condotto da un team internazionale di ricercatori coordinato dall’Ipac/Caltech di Pasadena, è stato illustrato nell’articolo “A Direct Imaging Survey of Spitzer detected debris disks: Occurrence of giant planets in dusty systems”, in pubblicazione su The Astronomical Journal e disponibile in pre-print sulla piattaforma arXiv.org.

Secondo gli autori del paper, che si sono centrati su corpi celesti con una massa di oltre 5 volte quella di Giove, gli esopianeti che orbitano lontano dalle loro stelle possono essere individuati, con tutta probabilità, nei pressi di giovani stelle che presentano un disco di polveri e detriti. Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno condotto una serie di analisi statistiche su sistemi con singole stelle e dischi di detriti scoperti con il telescopio Spitzer della Nasa e, dopo ulteriori analisi svolte con il telescopio Keck e con il Vlt dell’Eso e comparazioni con sistemi stellari senza dischi, hanno notato l’abbondanza di pianeti in quelli che ospitano queste strutture di polveri.

Gli studiosi hanno ipotizzato che la gravità esercitata da questi corpi celesti ‘extra large’ possa aver provocato collisioni tra quegli oggetti rocciosi definiti planetesimi, che non hanno potuto dar luogo a pianeti ma sono rimasti in orbita sotto forma di detriti in un disco. Numerosi sistemi analizzati nel paper, inoltre, hanno due fasce di detriti che possono ricordare quelle del Sistema Solare, vale a dire la fascia degli asteroidi e quella di Kuiper; questi sistemi, però, sono molto più giovani rispetto al nostro (fino ad un miliardo di anni) e la loro ‘verde’ età è comprovata appunto dall’elevata presenza di polveri e detriti. Questa ricerca, per gli astronomi, è molto importante per indirizzare le future ricerche di esopianeti, scegliendo accuratamente le stelle da tenere sotto controllo.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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