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Sulle tracce del nono pianeta

Sulle tracce del nono pianeta

Continua la caccia a Planet 9, l’ultimo fantomatico inquilino del Sistema Solare la cui esistenza è stata teorizzata nel gennaio 2016; il corpo celeste potrebbe essere in realtà un cosiddetto “pianeta orfano”, adottato dalla forza gravitazionale esercitata dalla nostra stella. Alcuni astronomi pensano che il pianeta in questione esista per via del modo in cui si comportano alcuni oggetti nello spazio, ovvero i Trans Neptunian Object (Tno), corpi rocciosi per lo più ghiacciati che orbitano attorno al Sole ad una distanza venti volte superiore a quella di Nettuno. Secondo gli scienziati, la strana distribuzione di tutti gli asteroidi rocciosi presenti nella zona al di là di Nettuno – chiamata Fascia di Kuiper – sarebbe influenzata da Planet Nine. Ma nessuno finora è riuscito a spiegare come mai questi oggetti, presenti ai confini del Sistema Solare da oltre un miliardo di anni, non siano mai stati disintegrati dall’impatto con altri pianeti o con il Sole nel corso del tempo.

In un nuovo studio condotto dall’Università del Michigan, attraverso una serie di simulazioni al computer, è stato possibile ‘ricreare’ una versione del nono pianeta e degli oggetti trans-nettuniani, per provare a capire cosa avrebbe impedito a questi corpi celesti di essere distrutti o ‘cacciati’ fuori dal Sistema Solare. I risultati dello studio ipotizzano che esista un processo chiamato “resonance hopping”, secondo cui un Tno ‘salterebbe’ tra orbite stabili, evitando così di essere espulso dal Sistema Solare.

«Da questa serie di simulazioni, abbiamo scoperto che ci sono alcune versioni di Planet Nine che renderebbero i Tno stabili per più tempo» afferma Juliette Becker, a capo della ricerca. «Attraverso queste simulazioni al computer siamo stati in grado di determinare se il Pianeta Nove esista davvero».

Il team ha anche esaminato la risonanza orbitale dei Tno con Planet Nine. Una risonanza orbitale si verifica quando gli oggetti di un sistema esercitano periodicamente forze gravitazionali che provocano l’allineamento dei medesimi in un sistema. In questo caso, i ricercatori hanno scoperto che Nettuno a volte colpisce un Tno spingendolo fuori dalla sua risonanza orbitale, e l’oggetto, anziché disintegrarsi nel Sole, in un altro pianeta o volare via dal Sistema Solare, viene catturato da qualcosa che lo confina in una risonanza diversa. «L’obiettivo finale sarebbe quello puntare un telescopio verso il cielo e vedere direttamente il Pianeta Nove» ha detto Becker. «Dal momento che non siamo ancora riusciti a trovarlo, siamo costretti a studiarlo attraverso metodi indiretti».

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