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Lampi gamma al cuore delle stelle di neutroni

Lampi gamma al cuore delle stelle di neutroni

Un nuovo modo di studiare il cosmo, che permette di vedere l’universo e simultaneamente ascoltarne il respiro: è la rivoluzione scientifica portata dalla scoperta delle onde gravitazionali, coronata quest’anno nel tanto atteso Nobel per la fisica ai teorici Rainer Weiss, Barry Barish e Kip Thorne. L’effettiva esistenza delle increspature spazio-temporali predette da Albert Einstein oltre un secolo fa ha dato così il via al nuovo campo d’indagine dell’astronomia gravitazionale e multimessaggero. Ma come molte scoperte, per ogni mistero risolto sorgono nuove domande. In che modo, ad esempio, il primo scontro tra due stelle di neutroni catturato lo scorso agosto ha prodotto le onde gravitazionali captate da Ligo e Virgo?

Un nuovo studio pubblicato oggi su Nature prova a rispondere a questo quesito. In base ai dati disponibili, sappiamo che la ‘grande fusione’, chiamata GW170817, sarebbe avvenuta a circa 130 milioni di anni luce di distanza. Sappiamo anche che questa collisione ha generato onde radio: il team internazionale di ricerca, che comprende l’Università di Sydney, il Caltech, Csiro e altre istituzioni nel mondo, è partito proprio da questo elemento per indagare il misterioso fenomeno. «Ci aspettavamo di trovare una prova del fatto che la fusione delle due stelle di neutroni avesse creato qualcosa di cui ancora non conosciamo la causa: i lampi gamma brevi», racconta Tara Murphy dell’Università di Sydney.

E infatti gli scienziati avevano ragione: utilizzando i telescopi Csiro in Australia, il Very Large Array negli Stati Uniti e il Giant Meter-wave Radio Telescope in India, sono riusciti a trovare traccia di rapide esplosioni della durata di meno di due secondi. Si trattava appunto dei famigerati lampi gamma, ad oggi il fenomeno più energetico osservato nell’universo e uno dei più misteriosi. Il nuovo studio ipotizza che la ‘culla’ di queste esplosioni potrebbe essere proprio la fusione di stelle di neutroni. Una teoria che, se confermata, renderà l’astronomia gravitazionale ancora più rivoluzionaria.

EDITORIALE

di Francesco Rea

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